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Primarie Pd, ultimi colpi tra i candidati prima del voto

Su un punto Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati sono d’accordo: nella sfida delle primarie per la scalata del Pd nulla è deciso. Ma se i sondaggi danno per favorito il rottamatore, moltissimo dipenderà domani dal numero dei votanti e dalle percentuali con cui sarà eletto il nuovo leader. Forti del ripensamento di Romano Prodi, che domani andrà ai gazebo, i tre sfidanti cercano di scongiurare il flop, prevedendo 2 milioni di partecipanti. «Ora o mai più, questa è davvero l’ultima occasione per cambiare tutti insieme l’Italia», è l’ultimo appello di Renzi che spera di ottenere la forza per incidere dentro il Pd e anche dentro il governo. L’ultima giornata di battaglia congressuale è segnata, come da rito, da polemiche e accuse incrociate pur in un clima che, comunque, non ha mai raggiunto nell’ultimo mese temperature roventi. Pippo Civati, che resta senza benzina prima di arrivare al suo ultimo comizio, chiede l’intervento di Guglielmo Epifani denunciando da parte del comitato Cuperlo la violazione della privacy per telefonate a migliaia di iscritti. Il candidato ex Ds respinge le accuse ed evita accuse ai rivali, fedele all’impegno che, in caso di sconfitta, eviterà polemiche e sarà «al servizio dell’unità del partito». Il sindaco di Firenze, pur chiamando alla partecipazione più larga, non mette invece in conto la sconfitta, determinatissimo a vincere per segnare uno spartiacque «radicale» nel Pd. «Il Pd vuole tornare a vincere, non siamo più interessati ai premi della critica», sostiene il rottamatore che ha già annunciato che, se domani sarà il capo dei dem, non farà accordi con nessuno dei suoi grandi elettori per definire la segreteria del partito. Una svolta che anche Cuperlo vuole imprimere, sostenendo che «il ventennio va chiuso a destra, ma va chiuso anche sul nostro lato e deve cominciare un ciclo nuovo, diverso». In una sfida senza dubbio rinnovata nei volti, la vecchia guardia del Pd preferisce limitarsi agli appelli al voto. Massimo D’Alema viene accusato di maschilismo e gentilmente invitato a «ritirarsi dalla politica» da Civati per una battuta, da lui smentita, con cui paragonava ieri l’assessore pugliese Elena Gentile ad un pugile. Pier Luigi Bersani chiede «a tutti di andare a votare, di avere fiducia nel Partito democratico che è l’unica speranza dell’Italia», senza però invitare apertamente a votare per Cuperlo. Chi, nonostante tutto, ha deciso alla fine di dare ancora fiducia al Pd è Romano Prodi, che domani sarà al seggio vicino a casa sua a Bologna. «Se non c’è un Pd forte, si rischia lo sfascio della democrazia nel Paese», sostiene il padre nobile dell’Ulivo, che spiega il suo ripensamento, senza dire per chi voterà, alla luce della decisione della Consulta sul Porcellum e dei rigurgiti proporzionalisti in Parlamento. È rimasto neutrale fino alla fine anche il premier Enrico Letta che domani, però, sarà in fila ai seggi a Roma. Il presidente del Consiglio aspetta l’elezione del nuovo leader del Pd come tassello cruciale in vista del voto di fiducia di mercoledì, sperando di convincere il segretario ad essere un alleato cruciale nella nuova maggioranza di governo con Angelino Alfano.

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