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Fermate gli «abusivi». Il nuovo bersaglio di Beppe Grillo sono 150 deputati

Fermate gli «abusivi». Il nuovo bersaglio di Beppe Grillo sono 150 deputati. Tutti del centrosinistra. Entrati alla Camera grazie al premio di maggioranza. E ora, dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittimo quel premio, non più titolati a stare in Parlamento, secondo il leader 5 Stelle. Che non è l’unico a volerli «fuori»: lo chiede anche Forza Italia. E così tra Grillo e Berlusconi sembra sempre più saldarsi un asse ideale per andare al più presto al voto. Un asse che passa anche attraverso l’impeachment contro Napolitano: annunciato dall’M5S, tenta FI. Silvio Berlusconi, dopo aver attaccato le alte cariche, punta al ritorno alle urne in primavera e continua ad accusare sinistra e magistrati: «Siamo un Paese in libertà condizionata, a democrazia dimezzata». Nel mirino, anche il presidente della Repubblica. «Quando il Movimento 5 Stelle presenterà l’atto di accusa in Parlamento contro Napolitano avremo il dovere di esaminarla», scandisce il capogruppo ‘azzurrò alla Camera, Renato Brunetta. Svelando quello che, denuncia il Pd, è un «attacco a tenaglia dei populisti FI e M5S»: «Napolitano e le istituzioni devono essere poste al riparo da questa aggressione squadrista», afferma il responsabile Giustizia Danilo Leva. Se l’asse sull’impeachment è ancora soltanto un’ipotesi, berlusconiani e grillini si trovano intanto insieme sulle barricate contro i 148 (secondo FI) o 150 (secondo il M5S) deputati di Pd, Sel, Cd e Svp ritenuti «abusivi» perchè eletti col premio di maggioranza incostituzionale. «Non devono più entrare in Parlamento: devono essere fermati all’ingresso di Montecitorio», intima Grillo, che ne pubblica i nomi. E aggiunge che «senza di loro il governo Letta-Napolitano non esiste più». Il grillino Giuseppe D’Ambrosio, che presiede la giunta per le Elezioni, nella sua veste istituzionale frena: bisogna attendere la sentenza della Consulta per capire se (e come) i 150 dovranno essere «sostituiti». E intanto la convalida delle elezioni da parte della giunta «va avanti». Tra le proteste, però, di Brunetta, che denuncia: dei 30 membri dell’organo, ben 10 sono «abusivi» e dunque in «conflitto d’interessi». La questione non esiste, secondo Gianni Cuperlo: dopo la sentenza della Consulta il Parlamento è «indebolito ma non delegittimato». Mentre Matteo Renzi punzecchia i 5 Stelle: «Chi glielo dice a Grillo che anche i suoi deputati sono abusivi?» e «te lo immagini quante preferenze prende la deputata grillina che crede alle sirene o quello con il microchip in testa?». Ma non è convinto Pippo Civati: al di là di tutto, «ci troviamo nell’imbarazzo politico di essere decaduti tutti quanti», dice. E allora via a un «governo di scopo» per una nuova legge elettorale che porti al voto anticipato in contemporanea con le europee, insiste Berlusconi. Serve un’intesa tra il futuro segretario del Pd e il Cavaliere per un sistema maggioritario, afferma il forzista Altero Matteoli. Ma se ieri Renzi si è detto aperto al dialogo con tutti i partiti sulla riforma elettorale, l’altro azionista delle larghe intese, il Nuovo centrodestra avverte: niente maggioranze variabili, sennò «salta tutto». Bisogna aspettare le motivazioni della Consulta, poi, spiega il ministro Gaetano Quagliariello, si potrà scrivere un testo di legge elettorale da portare avanti insieme alla riforma del bicameralismo. La discussione, insomma, deve ancora entrare nel vivo. E Angelino Alfano apre: «Siamo pronti a ragionare sul modello del sindaco d’Italia». Ma Renzi tiene alta la guardia: «Non ci faremo impantanare».

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