| categoria: Cultura

MOSTRE/ Kandinsky al Palazzo Reale di Milano, 80 capolavori dalle raccolte del Centre Pompidou

Oltre 80 opere capitali, provenienti dalle raccolte del Centre Pompidou, raccontano il genio di Vassily Kandinsky in una straordinaria retrospettiva allestita a Palazzo Reale di Milano dal 17 dicembre al 27 aprile. Dagli esordi in Germania agli anni in Russia e quindi in Francia, l’importante rassegna ripropone tutti i diversi momenti della produzione artistica del padre dell’astrazione, di cui sono presentati capolavori quali la ‘Città vecchià (1902), ‘Mulinò (1904), ‘Nel grigiò (1919), ‘Giallo-Rosso-Blù (1925), ‘Ammasso regolatò (1938), ‘Azzurro cielò del 1940. Promossa e prodotta dall’assessorato alla Cultura del Comune di Milano, Palazzo Reale, il Centre Pompidou, 24 ORE Cultura-Gruppo 24 Ore e Arthemisia Group, l’esposizione è stata curata dalla conservatrice (e anche curatrice) del Centre Pompidou Angela Lampe, che ha selezionato le opere (tra le raccolte del Beaubourg, in particolare la donazione fatta dalla vedova nel 1976) per illustrare il complesso percorso del grande artista che, nel 1896 a Mosca, venne folgorato dalla visione de ‘I covonì di Monet a tal punto da lasciare la carriera universitaria per farsi pittore. È così che Kandinsky inizia la sua formazione artistica a Monaco e soggiorna dal 1906 al 1907 a Sevres, vicino a Parigi, mentre il suo pensiero creativo spazia anche alla musica e al teatro, nei quali cerca e difende lo spirituale nell’arte. La mostra è stata organizzata secondo un criterio strettamente cronologico in quattro ampie sezioni, ma si apre con una vera e propria chicca, vale a dire con una sala con pitture parietali, ricreate nel 1977 dal pittore restauratore Jean Vidal. Si tratta di opere concepite e messe a punto rispettando fedelmente i cinque guazzi originali, eseguiti da Kandinsky per decorare un salone ottagonale della ‘Juryfreie Kunstausstellung’, un’esposizione senza giuria che si svolse annualmente a Berlino tra il 1911 e il 1930. Il percorso espositivo procede quindi con la prima sezione dedicata agli esordi, quando nel 1896 Kandinsky si trasferisce dalla Russia a Monaco, all’epoca capitale dell’Art Nouveau, per studiare pittura. Gli inizi sono figurativi, incentrati su paesaggi ancora tardo-impressionisti (‘Schwabing, sole invernalè 1901) oppure in tempere ispirate alle leggende germaniche e al paese natale (‘Vecchia Russià 1903-04). È dal 1908, nei soggiorni estivi a Murnau, che Kandinsky crea i primi dipinti in cui, servendosi di colori accesi e antinaturalistici, traduce la realtà in immagini piatte, prive di volume, che rimandano alla pittura fauve. Il paesaggio diventa così pretesto per esercizi sulla forma e per indagini sulla forza del colore, con cui avvia il primo processo di astrazione dal reale (Improvvisazione III, 1909). La svolta definitiva si realizza però quando con Franz Marc da vita all’avventura del Cavaliere Azzurro (che produrrà due mostre tra il 1911 e il 1912) e inizia a creare le prime opere totalmente svincolate dal reale (‘Quadro con macchia rossà, 1914), che traducono in immagini astratte il suo mondo interiore. Tornato in Russia allo scoppio della prima guerra mondiale, sarà di nuovo in Germania, invitato da Walter Gropius a insegnare al Bauhaus. È il periodo delle grandi decorazioni e anche della cartella grafica ‘Piccoli Mondì. Soprattutto si evidenzia nella sua opera il rapporto tra i colori e le forme geometriche, (‘Arancionè 1923, ‘Su bianco IÌ 1923, ‘Giallo-Rosso-Blù 1925). Con la chiusura del Bauhaus, Kandinsky si reca a Parigi, consacrata capitale dell’arte e dominata dal genio di Picasso. Stringe saldi rapporti di amicizia con i surrealisti Jean Arp e Joan Mirò e si moltiplicano nelle sue tele le presenze di forme biomorfe (‘Ammasso regolatò 1938, ‘Azzurro cielò 1940, ‘Una festa privatà 1942). Un microcosmo in cui Kandinsky si immerge, in fuga dall’angoscia della guerra.

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