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Cambia la geografia del Pd, le regioni rosse sorridono a Renzi

I ricercatori dell’Istituto Cattaneo lo chiamano il ‘paradosso del successò. Come è possibile, si sono chiesti, che nelle ‘regioni rossè, quelle dove il partito è più ricco, radicato e organizzato, dove spesso può vantare amministrazioni locali apprezzate, ci siano stati anche i picchi di gradimento più alti per il candidato che ha costruito il suo successo anche sul tema di un radicale ricambio della classe dirigente? Alle primarie del Pd Matteo Renzi ha sfondato, infatti, il muro del 70% in Toscana (un clamoroso 78,5% trainato un pò anche dal fattore campo), Marche (76%), Emilia-Romagna (71%) e Umbria (75%). Esattamente quelle aree dove, storicamente, la sinistra italiana ha le sue roccaforti. Esattamente quelle dove Gianni Cuperlo, il candidato più aderente a quella storia, è andato peggio. La domanda scuote i dirigenti locali (in buona parte schierati proprio con Cuperlo) e rimbalza nella fitta rete di case del popolo e cooperative, giunte comunali e federazioni, soprattutto dopo che gli iscritti si erano espressi in maniera differente (in Emilia-Romagna, ad esempio, Cuperlo aveva vinto). Lo schiaffo è arrivato dai gazebo. Anzi no, perchè da queste parti i gazebo non esistono: le primarie si svolgono dentro i circoli, che gli anziani chiamano sezioni, le case del popolo, le sedi del partito. Luoghi che hanno muri e tetti, le cui porte aperte sono state per decenni la ragione dei successi elettorali ma, dove, probabilmente, negli ultimi anni le finestre sono rimaste un pò troppo chiuse. «Nel tempo – sostiene il Cattaneo – questo modello di apertura-integrazione si è trasformato in chiusura: le persone sono invecchiate, il partito non è stato capace di mostrare la stessa accoglienza e la stessa sintonia verso i nuovi ceti sociali. La struttura organizzativa si è come isolata dalla società e dai suoi mutamenti, diventando in qualche modo vittima del suo stesso successo». Il paradosso del successo, in sostanza. Gli elettori di sinistra, nelle regioni rosse, hanno voglia di cambiamento più che altrove. E hanno visto nel sindaco di Firenze un credibile punto di riferimento per non perdere la propria storia, pur riuscendo a vincere le elezioni. I bagni di folla che quest’estate hanno accolto un pò ovunque Matteo Renzi nelle frequentatissime feste del Pd (che a Bologna, per dire, si chiamano ancora dell’Unità) sono stati un’anticipazione del risultato delle primarie. Gianni Cuperlo ha ‘tenutò invece nelle zone dove la sinistra è storicamente più debole. Il messaggio di Matteo Renzi è arrivato anche al sud: in ogni regione italiana il nuovo segretario del Pd ha ottenuto la legittimazione della maggioranza assoluta degli elettori. Ma Cuperlo ha ottenuto percentuali superiori al 30% in Basilicata e in Calabria, ed ha preso più del 25% in Campania, Molise e Sicilia. Al nord, invece, la voglia di cambiamento è stata interpretata anche da Pippo Civati: in sei regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Val d’Aosta, Trentino Alto-Adige e Marche) è risultato il secondo candidato più votato, davanti a Cuperlo. Il dato che Piergiorgio Corbetta e Raffaello Vignati dell’Istituto Cattaneo hanno messo in evidenza è stata la differenza fra le percentuali prese dai vari candidati alla segreteria nei congressi dei circoli (quindi fra gli iscritti) e quelle delle primarie. Il risultato che hanno messo in luce è «lo scollamento fra iscritti ed elettori-simpatizzanti. Che è massimo proprio nelle regioni rosse». Un dato di cui il nuovo segretario non potrà non occuparsi.

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