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Il mondo ringrazia Mandela. Stretta di mano storica tra Obama e Castro

I grandi uomini lasciano il segno anche con la loro uscita di scena. Per Nelson Mandela, per rendere omaggio alla sua salma si è mosso il mondo intero, dai capi di stato alle star. E la maxi convention è servita anche per far incontrare i leader, per rompere gli schemi, per aprire nel segno di Mandela nuovi percorsi politici internazionale. Sullo sfondo l’emozione. La commozione. La folla. La passione, sullo sfondo della quiale E la stretta di mano – quella tra l’America e Cuba – che L’Avana definirà di lì a poco un “gesto di speranza” e che segnerà, a suo modo, una giornata interamente dedicata a celebrare colui che, con una sola parola, è stato definito “gigante”. Perché “le idee non possono essere rinchiuse tra le mura di una prigione, o essere uccise dalla pallottola di un assassino. Madiba mi ha reso un uomo migliore”. Lo ha detto il presidente Usa, Barack Obama, ‘salutando’ Nelson Mandela durante il proprio intervento commemorativo a Johannesburg. Oggi, infatti, il mondo celebra il padre della lotta all’apartheid morto giovedì scorso a 95 anni. E lo fa sotto una pioggia battente che si ripercuote – ritardandola – sulla tempistica stabilita.

Il maltempo, però, non scalfisce l’euforia della folla anche perché, come ha detto più d’uno, nella tradizione africana la pioggia ‘apre le porte del cielo’. E così, al memorial organizzato nello stadio di Soweto per omaggiare la figura di Mandela prendono parte 80mila persone più 91 capi di Stato e di governo. E’ presente anche il premier Enrico Letta. E se i muri di Johannesburg sono tappezzati di manifesti con il volto sorridente di Mandela e la scritta We Love You, la struttura battezzata per ospitare la cerimonia è blindatissima: decine di guardie armate sono state piazzate a tutela dei ‘big’. Ma le misure di sicurezza sono così restrittive da aver lasciato all’esterno anche parte degli uomini deputati alla scorta. Il presidente Usa è arrivato in Sudafrica assieme alla moglie Michelle, ed è stato accolto dalla gente con un’ovazione. Un’ovazione a cui faranno da contraltare i fischi che hanno accompagnato l’ingresso allo stadio del presidente sudafricano Jacob Zuma. Stessi fischi, qualche minuto più avanti, anche per il palestinese Abu Mazen.

Johannesburg, in migliaia per la commemorazione di Mandela

Nel discorso più atteso della giornata – quello di Obama – il primo parallelo tracciato sarà quello con Gandhi e Martin Luther King: perché come loro “Mandela è stato un’icona del XX secolo”. Il secondo accostamento, invece, è quello con Abraham Lincoln: “Seppe tenere insieme il suo Paese che rischiava di spaccarsi”. E’ dunque un elogio a tutto campo quello reso a ‘Madiba’ dal presidente Usa. Che dice ancora: “Ringraziamo il Sudafrica per aver condiviso con noi Mandela. La sua lotta è stata la nostra lotta. Il suo trionfo, il nostro trionfo. La vostra dignità, la vostra speranza, hanno trovato espressione nella sua vita, e la vostra libertà, la vostra democrazia sono il lascito di quest’uomo. Io e Michelle abbiamo beneficiato delle battaglie di Mandela per i diritti civili. Negli Stati Uniti e in Sudafrica c’è voluto il sacrificio di innumerevoli persone per risolvere la questione del razzismo. Mandela è l’ultimo grande liberatore del XX secolo. Mandela è unico e non vedremo mai più uno come lui”. Nel ribadirlo, Obama lancia un appello ai giovani perché ne raccolgano gli insegnamenti.

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A ruota, però, improvvisa arriva la sferzata: “Troppi leader nel mondo – dice il numero uno degli Stati Uniti – sono solidali con la lotta di Mandela per la libertà, ma non tollerano il dissenso dal proprio popolo”. Seduti in platea, tra gli altri, anche il presidente cubano Raul Castro, il vicepresidente cinese Li Yuanchao e il numero uno dello Zimbabwe, Mugabe.

Tuttavia, prima di avvicinarsi ai microfoni, Obama ha scambiato qualche breve battuta con Castro. Poi è accaduto ciò che ha catalizzato l’attenzione: i due si sono stretti la mano dinanzi alla folla oceanica.

E’ stata la prima volta tra i due capi di Stato e la seconda tra i leader dei due Paesi in oltre 50 anni di storia, dopo il breve scambio di parole avuto da Bill Clinton e Fidel Castro nel 2000, in occasione del ‘Millennium Summit’ all’Onu. Dal 1960 Washington e l’Avana hanno interrotto le relazioni diplomatiche. Ma ora il gesto tra i due nemici della Guerra fredda arriva simbolicamente durante una cerimonia che si concentra sull’eredità di riconciliazione del leader della lotta all’apartheid. I due Paesi hanno di recente compiuto piccoli passi di riavvicinamento, facendo crescere la speranza in una svolta nelle relazioni. Tuttavia, molti sono scettici perché già in passato segnali simili sono stati valutati troppo positivamente e sono invece caduti nel nulla. Obama ha anche stretto la mano alla presidente brasiliana, Dilma Rousseff, che poco tempo fa ha avuto uno scontro con la Casa Bianca sulle azioni di spionaggio della National security agency (Nsa).

Una particolarità: quando Obama ha finito di parlare, in tanti hanno iniziato a lasciare lo stadio. Lo scrive Lydia Polgreen, direttrice dell’ufficio del New York Times a Johannesburg, sul proprio account Twitter.

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