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Marina Berlusconi: De Benedetti ci considera un bancomat

Per la vicenda del Lodo Mondadori la Cir chiede alla Fininvest ancora 30 milioni di euro di danni. A pochi mesi di distanza dalla sentenza con cui la Cassazione ha condannato la società di via Paleopaca a versare 494 milioni all’editore gruppo Repubblica-Espresso, si apre un altro capitolo della cosiddetta guerra di Segrate, quella che per oltre un ventennio ha visto contrapposti Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi. Dura la reazione di Marina Berlusconi, presidente della holding di famiglia : «L’ingegner De Benedetti e la Cir ci hanno preso gusto. Sicuri di poter contare su una giustizia ingiusta, considerano ormai la Fininvest come un gigantesco bancomat, dal quale prelevare secondo necessità». Due giorni fa, infatti, i legali di Cir hanno depositato in Tribunale a Milano un nuovo atto di citazione con cui, in 48 pagine, chiedono al gruppo del Cavaliere la liquidazione dei danni non patrimoniali quantificati «in misura non inferiore a 32 milioni» ai quali vanno sommati altri 60 per interessi e spese legali. Richiesta avanzata dopo che gli ermellini, lo scorso 17 settembre, nel rendere definitiva la condanna per i danni patrimoniali hanno demandato ad altro giudice la liquidazione di quelli non patrimoniali. E ciò per via della «lesione del diritto ad un giudizio reso da un giudice imparziale» sulla scorta dell’ormai definitiva constatazione, sia in sede penale che civile, dell’accertamento di «un plurioffensivo fatto di corruzione». E cioè la mazzetta di circa 400 milioni di lire che Finivest aveva versato al giudice Vittorio Metta, l’estensore del verdetto della Corte d’Appello civile di Roma che nel 1991 ribaltò l’iniziale lodo arbitrale favorevole a De Benedetti consegnando la casa editrice Mondadori a Berlusconi. Vicenda per cui sono stati condannati con sentenza passata in giudicato anche gli avvocati Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico. «La causa – ha fatto sapere Cir – è la naturale conseguenza del giudizio di Cassazione del settembre 2013 che, confermando quanto in precedenza già deciso sia dal Tribunale sia dalla Corte di appello di Milano, ha accertato il diritto di Cir al risarcimento anche del danno non patrimoniale e ne ha rinviato la liquidazione ad apposito nuovo giudizio civile». Marina Berlusconi, invece, ha attaccato: «L’ingegner De Benedetti e la Cir ci hanno preso gusto. Sicuri di poter contare su una giustizia ingiusta, considerano ormai la Fininvest come un gigantesco bancomat, dal quale prelevare secondo necessita. Non è bastato l’esproprio da 494 milioni di euro che ci è stato inflitto per un danno mai subito da De Benedetti. La Cir ora torna alla carica chiedendoci altri 32 milioni di euro, che rivalutati ammontano a quasi un centinaio, questa volta per il ‘danno non patrimonialè». «Ma è il modo in cui si arriva a motivare e a quantificare questo inesistente danno che lascia ancor di più sconcertati – ha proseguito il presidente di Fininvest -. Come fa la Cir a lamentare uno ‘smacco imprenditorialè ingiustamente subito quando lo stesso De Benedetti della spartizione Mondadori si disse soddisfattissimo, e a ragion veduta, avendone tratto solo vantaggi?». Marina Berlusconi ha poi sottolineato che la società «nella sua richiesta tira fuori addirittura presunti danni psicologici, per la precisione ‘i gravissimi stress e disagi nella sfera psichica ed emotiva degli esponenti di Cir’, a cominciare da De Benedetti. Detta da chi ha raddrizzato i suoi bilanci proprio grazie all’esproprio assurdo sul Lodo Mondadori, c’è da rimanere senza parole». «Piuttosto che sui danni psicologici di De Benedetti – ha concluso numero uno di Fininvest -, credo sarebbe doveroso riflettere sui danni reali e gravissimi che questa vicenda giudiziaria ha davvero provocato. Ad aziende sane come le nostre, che pagano ogni anno centinaia di milioni di euro di tasse e che danno lavoro a migliaia di persone. Ma anche al rispetto della verità e della giustizia di questo Paese».

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