| categoria: politica

IL PUNTO/ Privatizzazioni per 14 miliardi, senza cedere il controllo

Rivoluzione annunciata per le ultime partecipazioni pubbliche. I ‘gioiellì di famiglia sono infatti sotto la lente del Governo che, per tener fede agli impegni con l’Europa, pensa di metter mano al portafoglio delle partecipazioni per ridurre l’enorme stock di debito pubblico (ormai ben oltre i 2000 miliardi). Così si cederanno quote, ma senza perdere il controllo. Anche per evitare situazioni come quella della rete telefonica in via di passaggio agli spagnoli di Telefonica. E mentre si studia il dossier le grandi aziende si ‘muovonò: Poste indicata come partner di Alitalia dovrebbe essere a sua volta partecipata da Telecom. Anche se i vertici smentiscono. E sullo sfondo sempre la Rai con l’annunciata intenzione da parte del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, di mettere mano al dossier. A ‘Che tempo che fà il ministro a fine ottobre aveva parlato di ipotesi di privatizzazione insieme ad Eni. Saccomanni aveva poi precisato comunque: «stiamo guardando ogni possibile soluzione che consenta di ridurre il debito pubblico», aggiungendo che comunque non c’era alcuna intenzione di chiudere il servizio pubblico radio-televisivo. Poi aveva aggiunto: «intendiamo annunciare entro la fine dell’anno un programma di privatizzazioni che coprirà sia le proprietà immobiliari dello Stato che le partecipazioni azionarie». E infatti ieri il premier, Enrico Letta, nel discorso per la fiducia spiegava: «il primo blocco di dismissioni consentirà una cassa di 10-12 miliardi, tutti a riduzione del debito». E il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato oggi aumenta i possibili incassi: sulle privatizzazioni «abbiamo un piano articolato in diversi punti che dovrebbe portare tra i 10 e i 14 miliardi che saranno usati per ridurre il debito. Non ci sarà un piano unico ma a scaglioni, il Cdm ne parla in itinere, non c’è un giorno preciso». Ma una precisazione è d’obbligo: «l’obiettivo – aggiunge Zanonato – è non perdere il controllo dei grandi asset internazionali. Non si tratta di privatizzazioni – chiarisce il ministro – perchè non prendiamo aziende e le diamo a privati, ma è un’operazione per liberare risorse». Sull’Eni – spiega il ministro – si pensa ad un riacquisto per tornare al 33%, per poi cedere un 3%. E Poste? «Sicuramente è un progetto su cui non stiamo lavorando», dice l’ad di Telecom Italia, Marco Patuano, commentando le indiscrezioni che parlano di una possibile fusione con Poste Italiane. «Già mi sono sposato due volte nella vita», aggiunge con un sorriso. Infine sul fronte immobili il governo si sta intanto muovendo per facilitare le cessioni: il Cdm ha infatti di recente varato «norme che facilitano il processo di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, in particolare è stata estesa anche alle Regioni e agli Enti locali la possibilità di cedere beni immobili a Cassa Depositi e Prestiti».

Ti potrebbero interessare anche:

IL PUNTO/In arrivo il decreto"Fare 2", dalle compensazioni al credito per le pmi
Brunetta denuncia al Garante: in televisione ci va solo il "Nuovo Centro Destra"
Salvini: "Papa sbaglia a dialogare con Islam"
Alfano, rinnoviamo il patto di governo: noi argine a Cgil-Damiano
Responsabilità delle toghe, l'Anm boccia la linea dura, niente sciopero
Renzi, riforma madre di tutte le battaglie: trarrò le conseguenze



wordpress stat