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Natale: feste, a rischio “agropiraterie”, consigli dalla forestale per gli alimenti

Cibi e bevande ‘taroccate’ rischiano di finire sulle tavole natalizie degli italiani. Per questo motivo il Corpo Forestale diffonde una sorta di ‘decalogo’ con le regole da seguire per difendersi dalle ‘agropiraterie’ che riguardano gli alimenti in vendita. Oltre 130 reati, più di 150 denunce, quasi 5 mila controlli e 780 illeciti amministrativi per un importo complessivo di circa 3 milioni e 465 mila euro di sanzioni: è il bilancio dei primi nove mesi di attività di quest’anno del Corpo forestale dello Stato nel settore della sicurezza agroambientale ed agroalimentare, dove si registra un netto aumento pari al 38 per cento del numero dei reati rispetto allo stesso periodo del 2012, nel quale erano stati contestati 95 reati. Il fenomeno illegale del falso agroalimentare ha raggiunto un fatturato che sfiora i 14 miliardi di euro, mentre solo due anni fa questa cifra si attestava intorno ai 12,5 miliardi di euro. «Ma spesso -rilevano al Corpo forestale- quando ci troviamo di fronte ad alimenti confezionati non abbiamo quasi mai la percezione di acquistare un prodotto contraffatto, eppure potremmo aver comprato un panettone prodotto con grassi vegetali insaturi idrogenati come il grasso di palma invece del burro o un formaggio che diventa un latticino utilizzando una crema trattata con fermenti e sale da cucina, invece di un formaggio prodotto esclusivamente con latte intero». Il consumatore che acquista cibo contraffatto spesso non è consapevole di averlo fatto, «in quanto a differenza di altre tipologie di prodotti, molti alimenti non sempre sono caratterizzati da un costo notevolmente più basso rispetto a quelli non taroccati». È necessario quindi «sensibilizzare ed educare i consumatori a prestare attenzione alla scelta dei prodotti da mettere nel carrello della spesa, a controllare l’origine degli alimenti e le loro modalità di produzione e conservazione». Questi i suggerimenti del Corpo Forestale per evitare che sulle tavole finiscano cibi taroccati: innanzi tutto, «leggere attentamente le etichette. Ovvero controllare la denominazione di vendita, il luogo di produzione, in particolare per i prodotti che riportano la lista degli ingredienti, verificare la data di scadenza o attenersi alle indicazioni relative al consumo entro la data riportata sulla confezione». Bisogna poi «prestare attenzione alla provenienza del cibo. Occorre ricordarsi sempre che le indicazioni dei luoghi geografici in etichetta sono consentite solo se siamo di fronte ad una Denominazione di Origine Protetta (DOP) o ad una Indicazione Geografica Protetta (IGP). La differenza fra una DOP e una IGP sta nel fatto che per un prodotto DOP tutta la filiera produttiva a partire dalla materia prima avviene in una determinata zona geografica a differenza della IGP». È bene poi «conoscere le regole e il processo di produzione dell’alimento. Per esempio, i prodotti lattiero caseari non DOP e IGP non hanno alcuna regola prestabilita sulla tipologia di latte da utilizzare. La mozzarella può essere prodotta anche non utilizzando il latte, basta »ravvivare« la cagliata (latte coagulato) congelata o refrigerata, in acqua calda, aggiungere sale e, se necessario, acido citrico, filare l’impasto e infine raffreddare e confezionare. Il sistema è veloce, non si usa il latte e i costi di produzione oscillano da 3,0 a 4,0 euro/kg, che raddoppiano nel listino al dettaglio». Tra gli altri consigli, «fare attenzione al rapporto qualità/prezzo» e «non farsi ingannare dai claims in etichetta: il burro light non esiste e l’olio vegetale leggero, fragrante e robusto lo stesso. L’olio a bassa acidità non ha alcun significato da punto di vista organolettico in quanto l’acidità di un olio non è percepibile dai nostri sensi».

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