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Picchiata a morte in casa, la polizia arresta tre persone

Massacrata a calci e pugni per farsi dare la combinazione della cassaforte di casa che neppure conosceva. Tre uomini, due italiani e un romeno, sono stati arrestati dalla squadra mobile di Biella per l’omicidio di Vanda Vazzoler, 63 anni. Identificati grazie alle telecamere di sorveglianza della banca vicino alla casa della vittima, a Vigliano, avrebbero già fatto le prime ammissioni. Gli arresti la scorsa notte, a poco più di 48 ore dal delitto che ha sconvolto gli 8 mila abitanti del paese in provincia di Biella. La ricostruzione degli investigatori sembra confermare l’ipotesi della prima ora, quella cioè di una rapina finita male. I tre malviventi, che secondo quanto si apprende non avrebbero nessun legame con la famiglia della vittima, si sarebbero spacciati per tecnici di una qualche società di servizi. Una scusa per farsi aprire dalla donna – descritta da tutti come schiva e riservata – la porta di casa, all’ultimo piano del condominio di via Dante Alighieri 3, sulla quale la polizia scientifica non ha trovato segni di scasso. Poi la mattanza: calci e pungi contro una vittima inerme, fisico minuto, impossibilitata a reagire perchè legata. Sarà l’autopsia, dopo i primi accertamenti medico legali eseguiti ieri, a stabilire se ad uccidere Vanda Vazzoler siano state le botte oppure lo choc per l’aggressione sfuggita di mano ai malviventi. Che sono poi fuggiti senza riuscire ad aprire la cassaforte nè a portare via altri beni: l’orologio d’oro era ancora al polso della vittima e la pensione, soldi contanti, sono rimasti nel cassetto in cui venivano di solito conservati. Le indagini, coordinate dai sostituti procuratori Francesco Alvino e Ernesto Napolillo, sono state portate avanti nel massimo riserbo. Dopo i primi interrogatori, e le testimonianze dei famigliari della vittima e dei vicini di casa, l’attenzione degli investigatori si sarebbe subito concentrate sui filmati delle telecamere di sorveglianza. Un lavoro attento e scrupoloso, che ha consentito di eseguire tre fermi in poco più di due giorni. A confessare per primo, ma gli inquirenti non confermano, sarebbe stato un quarto uomo, il ‘palò della banda: «Posso avere sulla coscienza un furto, ma non un omicidio», avrebbe detto nel corso dell’interrogatorio l’uomo, che è stato denunciato.

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