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| categoria: Cultura

MOSTRE/ Verdi e Wagner all’Opera di Parigi

Giuseppe Verdi e Richard Wagner uniti dalla passione per Parigi: in occasione del bicentenario della nascita dei due compositori, una mostra alla biblioteca-museo dell’Opera Garnier ripercorre il loro rapporto, spesso tumultuoso, con le scene dell’Opera della capitale francese attraverso un centinaio di pezzi, tra costumi, partiture, manifesti e maquette delle scenografie, dal Don Carlos del 1967, all’Aida del 1880 fino al Tannauser del 1861. «Entrambi si nutrono della stessa ambizione: conquistare Parigi e la sua Opera – dice all’Ansa Mathias Auclair, uno dei curatori, assieme a Pierre Vidal e Simon Hatab -. La carriera di Verdi doveva passare per Parigi. All’epoca tutti i compositori sognavano di essere rappresentati a Parigi: il mondo dell’opera si divideva in quelli che erano rappresentati a Parigi e quelli che non lo erano. Parigi nel XIX/o secolo era la capitale del mondo non ci sono oggi esempi comparabili. Parigi e in particolare l’Opera Garnier sono un passaggio obbligato per un compositore della portata di Verdi». In vita Verdi si è conquistato gli onori dell’Opera de Paris, mentre Wagner è stato piuttosto «maltrattato» dall’istituzione parigina, tanto che il suo Tannhauser fu fischiato e mostrato solo tre volte nel 1861. A Verdi invece sono state commissionate dall’Opera della capitale francese ben sette opere e altrettante prime, oltre a 249 rappresentazioni della prima della Gerusalemme del 1847. Inoltre nel 1875, all’inaugurazione del Palais Garnier, su una delle facciate c’era anche il suo busto. Alla morte di Wagner però il rapporto tra i due si è invertito: il successo di Lohengrim nel 1981 ha fatto sì che l’Opera di Parigi tornasse a programmare altre sue composizioni. Tra il 1908 e il 1914 le opere del compositore tedesco costituiscono circa un quarto della programmazione. Fino al 1945, fatta eccezione per il periodo delle due Guerre Mondiali, Wagner è più rappresentato di Verdi. In seguito, a causa della strumentalizzazione di Wagner da parte della propaganda nazista, Verdi ritorna a essere il preferito nelle sale parigine oltre a diventare il compositore più rappresentato al mondo. «Verdi è molto più rappresentato di Wagner all’Opera di Parigi ma Wagner occupa forse un posto più importante dal punto di vista simbolico – osserva Auclair -. L’esposizione vuole mostrare i punti comuni ai due compositori, dalla scenografia alla regia: lo scopo è riunirli piuttosto che opporli».

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