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LETTERATURA/ La dolorosa storia gay di Margaret Mazzantini: ‘Splendore’

«Credici, Costantino. Credici, unico e santo amore mio. Dolore e gioco delle notti proibite dei giorni d’angoscia: e un flipper parte dentro di me, una pallina che rotola e tira dritto in tutti i buchi e i funghi luminescenti… in tutti gli ultimi anni, le bare che ho visto, l’amore che ho perduto». Sono passati quarant’anni dall’inizio del racconto e Guido è arrivato alla resa dei conti, dove pensava Costantino lo stesse aspettando e, invece, si ritrova solo, malinconico, nostalgico, ma pronto poi a affermare che «la vita non è un fascio di speranze perdute… la vita raglia e cavalca nel suo incessante splendore». Margaret Mazzantini questa volta racconta la storia di due uomini, la loro istintiva attrazione, il loro difficile e intenso amore attraverso gli anni, tra negazioni e scoperte, incontri irresistibili e sconvolgimenti, entusiasmi e drammatici dolori, malvissuta tra speranze, illusioni e rimpianti. Due che più diversi non si può. Guido, figlio unico di famiglia agiata e con uno zio intellettuale, ateo, che fa una bella carriera come storico dell’arte e finirà per vivere a Londra; Guido, figlio della portiera del palazzo e con una sorella, credente e sempre un pò rancoroso verso i signori che abitano i piani alti, che fatica per ottenere il minimo e finirà a lavorare in una trattoria. Tutti e due, nel cercare di fuggire uno dall’altro, si sposeranno: Guido con una raffinata e colta giapponese che un giorno lo lascerà vedovo e, lui crede, finalmente libero, Costantino con una maestra, Rossana, da cui avrà un figlio sfortunato, Giovanni. Per Guido la paternità mancata, quella impossibile e sognata con Costantino, è «la privazione che definisce la sua omossessualità», come tutta la loro vita, vissuta male, angosciosa perchè la loro storia è impossibile, per colpa della società, degli altri, della Chiesa. Il libro appare un pò il contraltare doloroso di «Sei come sei» di Melania Mazzucco, in cui una storia omosessuale egualmente difficile e faticata, ha però creato un rapporto di paternità e dei sentimenti che non possono che essere positivi e avere un futuro. Resta comunque il fatto che due delle nostre scrittrici più in vista hanno scelto quasi contemporaneamente di affrontare il tema gay, che evidentemente, da artiste, sentono più maturo e necessario da discutere di quanto ancora appaia. Al contrario che per i personaggi della Mazzucco, tra Guido e Costantino tutto sembra orami avvenuto, le rinunce, la scoperta dell’amore sotto una tenda, gli incontri appassionati e clandestini, il sogno di qualcosa di diverso e libero e il ripercorrere le due vite diventa un sottolineare come queste non siano mai (e ciò vale un pò per tutti) quelle che vorremmo, quelle che più dovrebbero coincidere col nostro vero essere, ma siano inevitabilmente attratte verso altro. E la scrittura della Mazzantini vuol rendere questo con uno sguardo che è come cercasse di essere onnicomprensivo, della realtà tutta, della fisicità del nostro essere al mondo, di psicologie e pensieri, elencando e assommando particolari quasi ansiosamente, che comunque diventano la sostanza anche ossessiva e sentimentale del racconto, del guardasi indietro di Guido.

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