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CALCIO SCOMMESSE/ Abete, mi fido di Gattuso

«Mi fido di Gattuso». Giancarlo Abete era vicomissiario della Federcalcio nel 2006, quando l’Italia di Lippi, Cannavaro e dell’ex centrocampista ora indagato a Cremona alzò la coppa del Mondo vinta contro la Francia. Forte della conoscenza personale, Abete che oggi della stessa federazione è presidente esce allo scoperto: «Ho grandissima fiducia» in Gattuso. Ma c’è di più: il paragone con Criscito, le perplessità su quelle perquisizioni all’alba che sanno di «abitudine italica». «Abbiamo grande fiducia nei magistrati e grande attesa negli sviluppi di questa indagine, ma serve prudenza nei giudizi perchè in termini di situazioni acclarate si vede abbastanza poco», ha aggiunto Abete dicendosi «certo» che il campione del mondo del 2006 a Berlino «uscirà senza ombre» da questa vicenda. «Non considero possibile il coinvolgimento di Gattuso». «Conoscendolo – dice – mi risulta estremamente difficile ipotizzare che possa aver dato luogo a comportamenti non in linea con lo stile e il tipo di riconoscimento che tutti gli hanno dato, per l’attività che ha sempre svolto». Abete non ha parlato con l’ex nazionale, ma gli concede credito e, nel contempo ha fiducia nella magistratura, aspetta chiarimenti su tutta la vicenda. Il presidente della Figc ha espresso il proprio pensiero a margine della consegna delle bandiere agli alfieri azzurri ai Giochi invernali di Soci 2014, che si è svolta nel Quirinale, alla presenza del capo dello Stato. «Ci sono sempre alcune cose che fanno parte del costume italico, come le perquisizioni alle 6 del mattino – aggiunge Abete -: queste situazioni creano più traumi che opportunità. Noi ricordiamo quella di Criscito a Coverciano, prima degli Europei 2012». Con Gattuso e Brocchi si schiera anche Galliani, anche se in questo caso il ‘fastidiò per le modalità dell’inchiesta è frenato: «Sono sicuro dell’onestà dei nostri due ex, anche se non ho letto le carte e non voglio fare arrabbiare nessun magistrato». A esplicitare quel fastidio è però l’ex presidente federale Franco Carraro: «Leggo sui giornali cose che mi ricordano la storia ‘a lupo a lupò. Ogni volta sembra ci siano sfracelli e rimaniamo tutti preoccupati, ansiosi. Ma dopo vediamo che gli sviluppi sono non così grandi come l’effetto annuncio. Un pò di disagio come cittadino appassionato lo provo. Sono anni che a una serie di azioni che hanno soprattutto un effetto annuncio poi francamente di concreto vedo poco». Diverso invece il fastidio provato da Raymond Domenech, storico rivale del calcio azzurro: «Il calcio azzurro? È l’Italia…». Da Torino, arriva invece una reazione dura di Antonio Conte,tirato nuovamente in ballo nell’ultimo capitolo dell’inchiesta di Cremona con una dichiarazione di un giocatore del Siena che ne fa il nome. «Alcuni organi di stampa danno grande risalto al mio nome, in relazione ad avvenimenti che riguardano altre persone. Le dichiarazioni riportate evidenziano circostanze per le quali sono già stato giudicato – ha detto l’allenatore della Juve -: mi tutelerò da chiunque intenda ledere la mia dignità». Il nome di Conte emerge da un verbale d’interrogatorio, il 7 luglio 2013, dopo le dichiarazioni dell’ex portiere del Siena, Ferdinando Coppola, su una partita della squadra toscana contro l’AlbinoLeffe.

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