| categoria: Cultura

Gallerie dell’Accademia di Venezia: 30 nuove sale tra arte e tecnologia

«Frammenti» di quasi mille anni di architettura veneziana, segnati anche dal tocco magistrale di Palladio nel cortile centrale o nella scala ovata osannata da Goethe, chiamati dopo 8 anni di restauri a comporre un unicum spaziale per dare vita alle nuove Gallerie dell’Accademia, a Venezia. All’ideale taglio del nastro per l’apertura delle 30 nuove sale delle Gallerie, oltre che agli spazi per i servizi per il pubblico o la caffetteria; a dare ufficialità, insomma, a quell’insieme che tra il vecchio e il nuovo del grande complesso di S. Maria della Carità diventerà probabilmente il più grande museo statale – con 12mila mq a disposizione, rispetto ai 6.000 iniziali – è intervenuto il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Massimo Bray. È stata l’occasione, per Bray, per evidenziare che per i lavori, costati complessivamente 26 milioni di euro, non c’è stato alcun onere aggiuntivo rispetto a quanto previsto nel 2003, non ci sono stati contenziosi, che ‘fare sistemà tra Stato e amministrazione locale ha funzionato. Il risultato è nella sequenza ininterrotta di sale, fino a una decina di anni fa sede degli studi della Scuola Accademia di Belle Arti, che corrono attorno al cortile palladiano e sono tornate a nuova vita sotto la regia architettonica di Tobia Scarpa e della sovrintendente Renata Codello. Tanti, tra i presenti al momento dell’apertura in una sala gremita, hanno pensato che due sale più in là c’era lo studio di Emilio Vedova: il suo caotico vortice artistico oggi è uno spazio imponente destinato ad accogliere nuove mostre. Il passaggio da luogo architettonico, fin da domani aperto al pubblico, a quello espositivo sarà però questione di alcuni mesi visto anche l’impegno del ministro di valutare non solo i progetti ma anche il problema fondi ad essi collegati. Si lavora, in sovrintendenza museale, su un progetto che va dal ‘600 al quasi contemporaneo dei grandi artisti delle Belle Arti. Punto d’incontro tra il rigore architettonico dominato dal bianco steso sul mattone a vista e le più avanzate tecnologie sul fronte della sicurezza e della qualità dell’offerta – gli impianti tecnologici sono all’interno di una sorta di bunker tre metri sotto il livello dell’acqua -, le nuove Gallerie dell’Accademia sono momento centrale di quel ‘chilometro dell’artè che corre lungo lo stesso Canal Grande: dalle origini della pittura veneziana, al ‘600-‘700 fino al contemporaneo, agli estremi di Punta della Dogana e di Cà Corner della Regina. Un aspetto che ha portato Bray a dire che solo Venezia nel mondo ha avuto negli ultimi 15 anni «interventi strutturali» per l’arte e la cultura di tale portata, non dimenticando l’Arsenale a firma Biennale. Secondo Francesco dal Co, storico dell’architettura, quello inaugurato oggi è un modello «che potrebbe valere per altre realtà museali italiane», mentre per Massimo Cacciari i nuovi spazi permetteranno di «riorganizzare il fantastico patrimonio» centrato sulla pittura veneziana e sarà essenziale continuare «a fare squadra».

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