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Morto “D’Artagnan”, il ladro di monete di Fontana di Trevi

Una calamita, una lametta, un sacchetto di monetine ed un palcoscenico d’eccezione: Fontana di Trevi. Questa era la vita pubblica di Roberto Cercelletta, corpulento 61enne, soprannominato dai suoi amici d’Artagnan, perchè da sempre è stato il «magnete» più veloce della piazza, quello che nel più breve tempo riusciva a prendere il maggior numero di monetine lanciate dai turisti nella fontana della Dolce Vita, come immancabile rituale per ritornare presto nella Capitale. Con la sua maestria era capace di raccogliere 22 chili di monete in 15 minuti: si immergeva nella fontana e bastava appunto il magnete e un filo di nylon. E la breve pesca era davvero redditizia visto che – prima dell’entrata in vigore dell’ euro – fruttava due milioni di lire al mese. Era per questo che veniva considerato una sorta di spadaccino della calamita e l’ex sessantottino a D’Artagnan somigliava anche per via dei capelli lunghi e del pizzetto. La vita di Roberto Cercelletta, 61 anni però è finita in solitudine, senza clamori, in uno dei quei palazzoni dell’estrema periferia romana, Tor Bella Monaca. È morto qualche giorno fa ma il suo cadavere è stato scoperto soltanto stamani. Quella casa che aveva ottenuto dal Comune sempre grazie alla tecnica della lametta: quando lui voleva qualcosa protestava in piazza del Campidoglio, sul lungotevere Cenci davanti all’assessorato alla casa e si tagliuzzava la pancia. Ma il suo sangue Cercelletta lo ha fatto scorrere soprattutto sulla Fontana di Trevi, sui cavalli di travertino dove si arrampicava. E lì che innumerevoli volte si è «autolesionato per reclamare quello che lui riteneva un diritto e non un furto: prendere le monetine nella fontana. Il suo ragionamento era semplice: lo aveva sempre fatto e non capiva perchè il Campidoglio aveva cambiato le regole e lo aveva dichiarato fuorilegge. Per tutta risposta D’Artagnan ha continuato a protestare, a tagliarsi, a farsi arrestare, a farsi denunciare e qualche volta anche a picchiare i vigili urbani o a distruggere mezzi municipali. Quando ci parlavi non capivi »se c’era o ci faceva«, cioè se realmente era fuori di testa. Con orgoglio raccontava: »Dall’82 sono incapace di intendere e di volere, mi hanno tenuto al centro sanità mentale, sono un pò sbroccato«. E spesso la sensazione è che il suo era solo un modo, per quanto bizzarro, per sopravvivere sì ma anche avere un momento di gloria sulle pagine dei giornali, una volta anche il New York Times in prima pagina riportò le sue gesta e raccontò la sua storia. Così quell’uomo che aveva iniziato la sua »attività« come ladro di auto, si era conquistato un »posto al sole« con un ferreo codice d’onore: la fontana non si danneggia, il magnete si usa solo coperto con la plastica, le monetine si dividono con gli altri »invisibili« di piazza Fontana di Trevi. Voleva una »regolare« licenza di raccoglitore di monetine, ma la sua richiesta era inconciliabile con i tempi moderni: le telecamere puntate sulla fontana, le nuove norme, una modernità a cui non si è mai arreso. L’ ultimo blitz, l’ultimo tuffo di protesta si è consumato lo scorso maggio.

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