| categoria: esteri

SUD SUDAN/ Massacro, centinaia di morti negli scontri

Massacro in Sud Sudan. Combattimenti con armi pesanti a Juba, la capitale del più nuovo Stato dell’Africa e del mondo, hanno provocato centinaia di vittime: l’Onu parla di almeno 500 morti e 800 feriti. Immediato l’ordine di evacuazione per gli italiani presenti, soprattutto operatori umanitari, disposto dal ministro degli Esteri Emma Bonino, così come dai governi statunitense, britannico e norvegese per le rispettive comunità. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha espresso il timore che i combattimenti possano estendersi anche ad altre aree del Paese, invitando tutti a deporre le armi. Tra 15mila e 20mila abitanti della capitale hanno lasciato le proprie abitazioni e percorrendo strade polverose e non asfaltate sono andati a rifugiarsi presso le due basi della missione dei caschi blu Onu, alla periferia di Juba, che hanno il compito di controllare la situazione dal luglio 2011, quando il nuovo Stato è nato dalla scissione dal Sudan, a seguito di un referendum popolare. Gli scontri – sembra soprattutto tra gruppi contrapposti di reparti della Guardia Presidenziale nelle loro caserme – erano cominciati domenica sera e si sarebbero conclusi nella tarda sera di martedì, ma stamane venivano segnalati anche nelle cittadine di Bor e di Torit. La stessa Bor nel 1991 fu teatro di un massacro etnico la cui memoria ha subito indotto timori di nuovi possibili scontri tribali, in particolare tra i Dinka, tribù alla quale appartiene il presidente sud sudanese, Salva Kiir, e i Nuer. Da questo secondo gruppo proviene l’ex vicepresidente Rijek Machar, che era stato destituito dal presidente in luglio e che lo stesso Kiir ha denunciato come responsabile di un tentativo di golpe all’origine dei combattimenti dei giorni scorsi. È ancora troppo presto per chiarire la reale portata degli avvenimenti. È certo che il presidente Salva Kiir ha denunciato la fuga e le presunte responsabilità di Machar, con il quale ha avuto contrasti anche quando erano componenti dello stesso esecutivo. Oggi, però, ha espresso la volontà di sedersi ad un tavolo per discutere con lui, pur non nascondendo dubbi sull’esito dell’eventuale incontro. Da parte sua Machar ha dichiarato al sito online Sudan Tribune di non essere affatto fuggito e di non aver organizzato alcun golpe contro Kiir, confermando di volersi solo presentare alle elezioni presidenziali del 2015 come suo avversario. «C’è stato solo un equivoco con sparatorie tra gruppi della Guardia Presidenziale», ha minimizzato Rijek Machar, la cui storia politica è caratterizzata da numerosi cambiamenti di fronte, dall’opposizione feroce al governo di Khartoum all’alleanza che lo portò a farne parte per qualche tempo. L’episodio si innesta su un quadro di tensioni ancora irrisolte tra Sud Sudan e Sudan, che non si sono ancora accordati sui rispettivi confini territoriali e sulle risorse petrolifere provenienti principalmente dal Sud ma che raggiungono i terminal di esportazione attraverso soprattutto il Nord.

Ti potrebbero interessare anche:

Germania: copiò la tesi, annullato il dottorato al ministro dell'Istruzione
Chavez sarà imbalsamato come Lenin, altri sette giorni di lutto
LONDRA/ Elisabetta convalescente cancella altri impegni
Siria: Opac, visitati 11 siti, distrutto materiale in sei
Hollande gela i giornalisti, per ora nessun commento sull'affaire Gayet
Russia, esplosione nel centro di Mosca: 5 feriti. "È stata una bomba"



wordpress stat