| categoria: Roma e Lazio

Teatro di Roma, Scaglia sbatte la porta “offeso da Marino”

«Offeso» dal sindaco Marino, «che in tanti mesi non ha mai avuto la gentilezza di incontrarmi», amareggiato «per come viene trattata una istituzione importante per la città», preoccupato per le sorti del teatro, che a fine dicembre «non ha ancora una stagione 2014-2015». Cinque giorni dopo la scadenza ufficiale del suo mandato e stufo delle indecisioni sulle nuove nomine, Franco Scaglia lascia la presidenza del Teatro di Roma e lo fa sbattendo la porta: «Dimissioni irrevocabili. Il teatro di Roma non è la Rai, tutto questo tempo per una decisione è ridicolo». Giornalista, scrittore, autore teatrale, per 40 anni alla Rai, dove è stato per tre volte presidente di Rai Cinema, Scaglia non nasconde l’amarezza profonda per il modo in cui si sta concludendo il suo mandato di presidente, l’attesa, i silenzi del sindaco, la stampa che ogni giorno dà conto dell’impasse sulle nomine. «È ridicolo – sbotta in una conversazione con l’ANSA – il teatro di Roma non è la Rai, potevano scegliere, potevano decidere, avevano il tempo per farlo, arrivare a dicembre senza aver deciso con persone garbate e anche di un certo nome come Lavia e il sottoscritto mi pare imbarazzante». Il dito è puntato sul sindaco: «Non ha mai avuto la gentilezza di incontrarmi, una situazione di disinteresse totale che mi ha offeso. Magari il sindaco non sa chi sono. Io di lui so che è un bravo chirurgo e un bravo ciclista, non so quanto sia un bravo sindaco». Da venerdì scorso poi il Teatro di Roma (che comprende il teatro Argentina e l’India che però è in ristrutturazione) non ha più un direttore artistico: «Lavia è già fuori perchè la prorogatio per lui non vale», dice Scaglia. «Quindi il teatro non ha più un vertice». E non c’è la prossima stagione, sottolinea, «perchè per cortesia verso chi ci sostituirà non l’abbiamo programmata. Adesso però la situazione è difficile, perchè i tempi per presentare almeno una bozza di programma al ministero scadono a fine gennaio e per ora in cartellone c’è solo la ripresa dello spettacolo di Servillo nell’autunno 2014-2015, l’unico che abbiamo fissato perchè è una nostra produzione». Insomma, insiste, «è un quadro di irresponsabilità istituzionale». Tra i suoi crucci anche la questione del Valle: «sia i precedenti sia la giunta attuale non hanno capito che il Valle occupato è un tappo sui flussi culturali della città. Un pericolo per il teatro della città perchè è un luogo dove si fanno eventi ma non si fa teatro. Oltre ad essere fuori dalle regole e nella illegalità totale». Tant’è. Nel futuro del teatro di Roma, spiega Scaglia, ci sarà un problema anche di soldi. «I conti sono in ordine – dice – ma la Regione non paga dal 2009, ci deve 6 milioni di euro e per questo c’è un’esposizione bancaria con 150 mila euro di interessi passivi l’anno». A questo si deve aggiungere che anche il contributo del Comune (3,1 milioni) il prossimo anno verrà ridotto del 10 per cento. «Insomma, almeno 500 mila euro di tagli, una situazione estremamente difficile – conclude – queste cose bisogna dirle».

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