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TELECOM / Pm indagano (contro ignoti) su intesa occulta

Il fascicolo continua a rimanere contro ignoti ma sulla vicenda Telecom, in particolare sulla vendita di azioni della società Telco (controllante Telecom) alla spagnola Telefonica e sulle relative informazioni acquisite dalla Consob, la procura di Roma vuole vederci chiaro. Anche per questo motivo il procuratore aggiunto Nello Rossi ed il sostituto Francesca Loy, al lavoro per capire se nell’ inchiesta possa profilarsi il reato di ostacolo all’attività di vigilanza, hanno convocato a piazzale Clodio come testimone l’ex presidente di Telecom, Franco Bernabè, il quale si dimise proprio alla luce del suo disaccordo sull’operazione di passaggio delle quote oggetto dell’attività di monitoraggio della procura. In particolare, i magistrati vogliono scoprire se ci sia stata un’intesa occulta tra i maggiori azionisti di Telecom per favorire l’ascesa di Telefonica e sfuggire ai controlli degli organi di vigilanza, in primis la Consob. E, quasi certamente, su questi aspetti si è sviluppato il colloquio di tre ore tra il manager ed i magistrati. Ma a piazzale Clodio. allo stato, solo la precisazione, a firma del procuratore Giuseppe Pignatone e dell’aggiunto Rossi, che «le dichiarazioni attribuite a Bernabè e riportate da alcuni organi di stampa non corrispondono al verbale redatto in data 19 dicembre 2013». Non solo, in una nota, i due magistrati hanno anche precisato che «in relazione alle vicende societarie e finanziarie delle società Telecom e di Telco non vi sono indagati per il reato di ostacolo alla vigilanza nè per alcun altro reato». E ripercorrendo le tappe dell’attività giudiziaria hanno ricordato che «sin dai primi giorni di ottobre di quest’anno, la procura ha doverosamente seguito gli sviluppi della vicenda Telecom, sollecitando e intrattenendo con la Consob i fisiologici scambi di informazioni tra autorità giudiziaria e organo di vigilanza previsti dal Testo Unico dell’Intermediazione Finanziaria anche nelle ipotesi in cui non siano ravvisabili reati. In questo quadro si iscrive anche l’audizione di Franco Bernabè» Sarebbero almeno tre le ‘criticita« su cui si potrebbe incentrare l’attenzione degli inquirenti dopo l’accordo stipulato il 24 settembre scorso tra i soci di Telco – Assicurazioni Generali, Intesa San Paolo e Mediobanca – e Telefonica. La prima riguarda l’aumento di capitale sottoscritto da Telefonica per 324 milioni di euro e destinato a ripianare i debiti bancari. I nodi sono l’opzione di acquisto delle azioni al prezzo di 1,09 euro, quasi il doppio del prezzo di mercato pari a 0,57, e la scelta di emettere azioni ordinarie di Telco di categoria C senza diritto di voto fino al 31 dicembre 2013, che Telefonica si è impegnata ad acquistare dai soci. La seconda punterebbe alle modalità di emissione del prestito convertendo da 1,3 miliardi sottoscritto dal fondo americano BlackRock. Il terzo punto è la vendita di Telecom Argentina al fondo Fintech per 800 milioni di euro, prezzo considerato troppo basso rispetto al reale valore dell’azienda.

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