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Ancora San Camillo, l’odissea di Rosina

Si parla sempre di malasanità, qui è il caso di parlare di malainformazione. Tutti i giornali hanno lanciato con toni accesi la notizia di una denuncia da parte di Marisa Cantarini ( Tribunale dei Diritti del Malato/Cittadinanza Attiva) sul caso di Rosina, la donna bloccata su una barella al pronto soccorso del San Camillo “da dieci giorni” (elemento questo non confermato da fonti ufficiali, chi l’ha messo in campo?). Peccato che Cittadinanza Attiva non abbia diramato nessun comunicato al riguardo:la Cantarini sarebbe stata contattata direttamente da un’agenzia stampa per rilasciare un commento, che riportiamo di seguito: «Quanto è accaduto alla signora Rosina e alla sua famiglia deve finire, così come devono finire tutti i casi di malati che da giorni si trovano in barella e sui corridoi del pronto soccorso del San Camillo. È una situazione vergognosa, il pronto soccorso va smantellato e completamente riorganizzato per la dignità dei pazienti e per la sicurezza degli operatori sanitari, medici e infermieri. Non si può far finta di nulla». La dichiarazione è riportata pedissequamente, senza la verifica delle fonti, né tantomeno della notizia, da tutte le testate giornalistiche. Il San Camillo è stato dipinto come il “Cerbero” della mitologia greca, quando il problema di fondo riguarda tutti gli ospedali della capitale, dove il blocco del turn-over voluto dal Piano di rientro e il taglio dei posti letto portano ai disagi che vediamo tutti i giorni. Insomma un affrettato copia-incolla – strumentale – invece di verifica-approfondimento. «Ci siamo trovati in difficoltà – ha detto Roberto Crea, segretario regionale di Cittadinanza Attiva – perché le informazioni che aveva dato la Cantarini erano di natura confidenziale, come parere personale e sono state riportate letteralmente. Quello che a noi interessa dire è che seguiamo questi casi e cerchiamo di fornire assistenza alle famiglie, però a monte di questa situazione specifica c’è un sistema che non funziona su cui chiediamo alla Regione di intervenire con urgenza. L’affollamento dei pronto soccorso è un problema che riguarda non solo il San Camillo, ma tutti gli ospedali. Abbiamo avuto segnalazioni anche da Tor Vergata. La maggior parte dei codici che si presentano sono verdi o bianchi. Questa situazione è sintomo di una struttura che non funziona alla radice, quindi è inutile colpevolizzare i medici o i direttori generali delle strutture, che già sono sotto pressione. Quando c’è una carenza di personale e un eccesso di pazienti, diventa difficile gestire la situazione».

Chi ha creato il caso?

Il San Camillo torna sotto l’occhio del ciclone dopo la denuncia della famiglia di Rosina, una signora di 80 anni, malata di Alzheimer ricoverata troppo a lungo in barella al Pronto Soccorso dell’ospedale,Il posto letto sarebbe arrivato dopo dieci giorni, hanno denunciato i parenti. «E’ una notizia priva di fondamento –ribatte il Direttore generale del San Camillo Forlanini, Aldo Morrone, – non è vero che la signora citata fosse da dieci giorni al Pronto Soccorso in attesa di un posto letto. E quindi noi diffidiamo le persone dal diffondere notizie false e tendenziose ». Morrone evidenzia poi il problema della complessità dei Pronto Soccorso di tutti gli ospedali della capitale, che dipende dal blocco del turn-over. In termini di numeri, il pronto soccorso del San Camillo riceve 70 mila pazienti l’anno, circa 200 al giorno. Un carico di lavoro da capogiro, soprattutto per il personale cronicamente sotto organico e per i posti letto ridotti di un terzo. I dati forniti dallo Spes parlano di 28 medici operativi al pronto soccorso, 8 in meno del dovuto, e 8 in tutto per medicina d’urgenza. Quindi sono appena 3-4 medici per 90-110 pazienti contemporaneamente. In barella, ogni giorno, restano dai 20 ai 40 pazienti. Una denuncia di sovraffollamento al San Camillo arriva anche dai sindacati dei camici bianchi che hanno indetto per il 20 dicembre una manifestazione all’interno del nosocomio. La mobilitazione è stata lanciata dal sindacato degli infermieri Nursind, che ha denunciato che un dipendente “è stato aggredito, mentre era al lavoro, da alcuni familiari di un paziente presso il Pronto Soccorso del San Camillo. Ha riportato la frattura del setto nasale e di una falange, ne avrà per 25 giorni”. Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio e componente della commissione Salute, rincara la dose: «Confermo i lunghissimi tempi di degenza al pronto soccorso del San Camillo. Basta farsi un giro nella sala d’attesa. E non posso credere che il direttore generale Morrone non ne sia informato e comunque mi accerterò dei tempi di degenza che caratterizzano tutti i pazienti attualmente ricoverati in barella nei corridoi. Dal dg del San Camillo arriva la risposta: «siamo lieti dell’attenzione che il Dott. Santori riserva al nostro ospedale, può aiutarci a migliorare il nostro servizio, purché le notizie diffuse siano vere. Santori aveva rivelato che ero andato a Lampedusa per portare 500 clandestini a Roma al Forlanini e non mi pare ci sia stata traccia di un solo immigrato che io abbia portato da Lampedusa. Io sto ancora aspettando le scuse».

Alessandra De Gaetano
da ‘Il Corriere di Roma’ – inserto ‘La Sanità del Lazio’ – n. 17

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