| categoria: Roma e Lazio

CAMPIDOGLIO/ Il bilancio è un alibi, non sanno governare

Roma - Aula Giulio Cesare

Serve un cambio di passo a questa politica del chiacchiericcio che non smuove di una virgola la realtà sociale ed economica di una metropoli come Roma. Destra e sinistra in Campidoglio si danno battaglia a colpi di emendamenti, fanno inutili ricorsi incrociati: chi al Tar, per impugnare un bilancio vecchio di un anno (quello 2013), chi a Palazzo Chigi, per fantomatiche spese di competenza (come Marino che vorrebbe farsi pagare da Letta il disagio per manifestazioni e Vaticano). Sfugge, a destra come a sinistra, che azioni del genere non governano ma delegano. Ai magistrati contabili incaricati alla vigilia di Natale di stoppare il sindaco in bicicletta, come vuole la destra. Al governo centrale per la questua di altri milioni per far quadrare un bilancio da holding gestito come se si trattasse della Proloco di un paesino. A lor signori, impegnati in questo match tutto politico e per nulla funzionale, forse sfugge che siamo impantanati in una delle crisi economiche e sociali più profonde e avvolgenti dell’ultimo secolo. Si andassero a rivedere “Roma città aperta”. Forse ne potrebbero trarre ispirazione. Non ci sono più i crateri dei bombardamenti, ma le voragini di un sistema sociale che non regge più. Nei supermercati è un continuo di offerte al ribasso, perché la reattività della grande distribuzione ha percepito il disagio economico e quindi per vendere ha ribassato i prezzi molto vicino alla soglia di redditività. I negozi chiudono come se ci fosse un’epidemia. I giovani sono a spasso, i travet ministeriali vedono il potere d’acquisto crollare, i lavoratori privati (quando non sono in Cig o disoccupazione), si inventano l’impossibile per tirare avanti. Lor signori, dall’alto del palazzo senatorio si aggrappano alla toga di un magistrato che scorre numeri per averla vinta. Litigano e bisticciano gli assessori come adolescenti. Ma rischiano una vittoria di Pirro. Roma va governata non vinta. O delegando ad altri (magistrati, palazzo Chigi, magari la prossima volta le Nazioni Unite), pensano di farla franca? Possibile che non riescano a mettersi ad un tavolo, superare le difficoltà e differenze politiche e a strutturare “tre proposte tre” per la città? Suggerimenti: traffico, lavoro, sociale. E’ un programma condivisibile? A dei normodotati forse apparirebbe scontato. A lor signori no. Continuano a litigare neppure fossero dei monelli dell’oratorio. Peccato che non si siano fatti vedere a piazza san Pietro domenica scorsa per la tradizionale benedizione dei bambinelli. I catechisti del Centro oratori romani forse li avrebbero messi in riga. E il Santo padre gli avrebbe rifilato una ramanzina da arrossare la pelle. C’è una responsabilità morale della politica – sia per i laici sia per i credenti – e poi c’è una responsabilità sociale. I poveri, i disoccupati, i giovani senza futuro, gli imprenditori costretti a chiudere gridano vendetta. Amministrare vuol dire governare, fare scelte, decidere e poi operare. Se si traduce in un botta e risposta a favore di telecamere è inutile. Roma è una multinazionale dal bilancio (in rosso) di quasi 10 miliardi. Qualsiasi altra impresa lasciata all’abbrivio della crisi senza timone sarebbe destinata al naufragio. Lor signori se ne sbattono. Mettono lucine colorate non richieste, alberi ecologici e ipertecnologici bardati a festa. E intanto Roma brucia, direbbero quelli che dovrebbero aver studiato Qualche anno fa Bettino Craxi venne preso a monetine, a due passi da piazza Navona. I romani le monetine ora le conservano (se le hanno). Ma qualche sanpietrino rischia di volare prima o poi. Chi è disperato, e non ha più niente, passa facilmente dallo scoramento alla rabbia. Marino, Alemanno, Marchini, fantasmi grillini: chiudetevi a chiave dentro l’Aula Giulio Cesare, fate spegnere il riscaldamento e datevele (verbalmente, s’intende) di santa ragione fin quando non riuscirete a trovare un accordo per “tre progetti tre” per Roma. Fate questo regalo a Roma e ai romani. E finitela di andare in tv, convocare conferenze stampa e inaugurare baracconi mediatici. Vi conosciamo, vi abbiamo già ascoltati troppe volte. Non vi crediamo più.

Bernardo De Sol
da ‘Il Corriere di Roma’ n.17

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