| categoria: turismo

MONTAGNA/Giro d’affari da 10 miliardi, nonostante la crisi

La prima parte della stagione invernale 2013-14 beneficia della «molla» meteorologica e delle abbondanti precipitazioni nevose che hanno consentito a quasi tutte le stazioni sciistiche di anticipare l’apertura degli impianti a fine novembre. Crisi, disoccupazione, malessere e forconi contano poco: la neve ha generato un sentiment positivo che quantomeno annulla perplessità e dubbi sulla situazione italiana così come viene letta dai media e dall’impianto statistico. A sostenerlo è l’Osservatorio turistico della montagna di Trademark Italia, secondo il quale se si confermasse questo inizio, si configurerebbe una stagione invernale che riporta in primo piano le località italiane. Da sopralluoghi e interviste si evidenziano infrastrutture e arredi urbani più caratterizzati, maggiori servizi e comfort complessivi mirati a rafforzare l’appeal e la tipicità della montagna italiana. Si percepisce la voglia di innovazione, di ringiovanimento e anche di miglioramento del comfort alberghiero. Gli operatori interpellati dall’Osservatorio non prevedono stravolgimenti rispetto all’inverno 2012-2013: il macro-trend resta quello della generale contrazione della domanda nazionale (di media e bassa stagione) da un lato, e la crescita differenziata e disomogenea dei flussi internazionali dall’altro. Germania, Polonia, Be.Ne.Lux, Russia, Scandinavia e Austria sono i principali mercati internazionali; si accentua la presenza di ricchi ucraini, rumeni, cechi e lituani. Sei operatori su 10 prevedono invece una diminuzione della clientela italiana (un dato omogeneo in tutti i comprensori, compresi quelli dell’Alto Adige). Sostanzialmente stabile rispetto all’inverno 2012/13 il numero dei praticanti dello sci, che si conferma attorno ai 2 milioni. Fermi anche i numeri degli snowboarder e i praticanti di sci di fondo. Crescono invece esponenzialmente gli appassionati di pratiche sia slow che estreme. Per la stagione invernale 2013-2014 si prevede una ripresa del «giro d’affari», con i ricavi che, dopo la flessione dello scorso anno, torneranno al di sopra dei 10 miliardi di euro, con aumenti delle spese per skipass, scuole sci, noleggio attrezzature e pubblici esercizi.

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