| categoria: Cultura, gusto

NATALE/ Il dono eno-gastronomico: gusto, risparmio, originalità…e l’economia gira

I regali di Natale sono sempre un grattacapo: ripetitività, banalità e inutilità sono sempre in agguato. Si rischia di regalare sempre le stesse cose o di fare regali inutili che finiscono in un cassetto e ci rimangono fino a quando si decide di buttarli. In tempi di crisi, peraltro, il problema è anche economico: il regalo hi-tec e il vestito di marca costano molto, ma spendendo poco si rischia di fare brutta figura o di deludere le aspettative di amici e parenti. Una soluzione interessante, che elimina alla base tutti i problemi sopracitati, è il dono eno-gastronomico, parola dei gestori di alcune delle enoteche storiche di Roma – sicuramente non del tutto imparziali ma altrettanto sicuramente abbastanza informati da fornirci un punto di vista privilegiato sugli acquisti natalizi. “Questa tipologia di regali – afferma Francesco Trimani, che quest’anno ha puntato sulle bollicine della Franciacorta e sui vini di nicchia di Liguria e Alto Adige – è in forte crescita. Un tempo il vino e il cibo venivano visti come regali ‘poveri’, ma oggi la cultura della qualità eno-gastronomica è aumentata e la gente fa più attenzione a ciò che sceglie di mangiare e di bere, per cui la bottiglia e il prodotto alimentare di qualità sono (ri)diventati un dono molto apprezzato”. “Stiamo tornando alle origini – aggiunge Stefano Lucantoni – Con questa crisi, regalare qualcosa che rimandi alle nostre tradizioni, alla nostra cucina, alla terra, che possa farci passare un momento di gioia in famiglia, spesso fa più piacere che ricevere regali d’altro tipo, per quanto apprezzabili”. Spesso, peraltro, si spende anche meno. Continua Trimani: “Si può fare un bel regalo, qualificante, senza svenarsi. Sono pensieri molto apprezzati ma non troppo impegnativi anche per chi li riceve, che non mettono in difficoltà, non invasivi. Con meno di cinquanta euro si può comprare una grande bottiglia, soprattutto se si è aiutati nella scelta: è un regalo che dà lustro, che distingue senza costare troppo”. È d’accordo anche Lucantoni, che quest’anno propone, assieme ai classici cesti natalizi, una selezione di champagne di piccoli vigneron il cui prezzo non risente delle spese di marketing delle grandi maison: prodotti di alta qualità a prezzi molto più bassi. Anche Roberto Rocchi – che offre una vastissima selezione di cesti natalizi per tutte le tasche – si concentra sul lato economico della questione: “Non c’è spreco: questi prodotti si consumano sempre, e in questo momento è un aspetto centrale. Se mi regalano una bottiglia di vino buono e non sono io a consumarla comunque la potrò portare a casa di un amico, risparmiando venti o trenta euro. Alla fine non si spreca nulla”. C’è un altro aspetto fondamentale: siamo in Italia, e regalare vino e cibo di qualità vuol dire promuovere le nostre imprese – medie, piccole o addirittura artigianali. Vuol dire far girare la nostra economia. Claudio Arcioni, che ha recentemente organizzato, in qualità di Presidente dell’Arte dei Vinattieri, l’iniziativa ‘Regalo d’Autore, Dono Artigiano’ – sottolinea proprio questo concetto: “Soprattutto in questo momento storico è importantissimo, quando si può, favorire la crescita della nostre aziende comprando prodotti italiani: la nostra qualità eno-gastronomica non ha rivali. Al dilettevole e al risparmio personale si unisce l’utile delle crescita economica del Paese”.

Lorenzo Marziali
da ‘Il Corriere di Roma’ n. 17

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