| categoria: Roma e Lazio

Cinque milioni di euro per liberarsi di dodici dirigente Atac

L’Atac è piena di debiti, ma i soldi per le buonuscite o le transazioni economiche per i dirigenti si trovano sempre. E se questo è il modo per per rimettere a posto i conti della municipalizzata stiamo veramente freschi
Oggi i quotidiani romani giocano con la notizia e si indignano. Ma la frittata è fatta . Ai manager «in uscita», infatti, vengono riconosciuti due anni di stipendi: in alcuni casi (vedi lo stesso Gabbuti) l’azienda ci guadagna; in altri ci rimette. È la somma, come si dice, a fare il totale: parliamo di oltre cinque milioni di euro per «liquidare» dodici dirigenti. Tra questi, l’ex direttore generale Antonio Cassano (altro «gabbutiano» storico), l’ex direttore commerciale Guido Molese, la famosa «zarina» di Parentopoli Francesca Romana Zadotti (era la principale collaboratrice dell’ex ad Adalberto Bertucci), Angelo Cursi (fratello, anche se in cattivi rapporti, di Cesare, ex senatore Pdl), la «fedelissima» di Renata Polverini Cinthya Orlandi (era alla direzione marketing).
Alcuni di loro, non avevano accettato la riduzione del 10% imposta dal nuovo management, mettendosi da soli nella «black list». Qualcuno, come Cursi, ha aperto un contenzioso con l’azienda esibendo la lettera di «patronage» (con otto anni di stipendio garantito, in caso di licenziamento o rimozione) che gli firmò proprio Bertucci. Altri, come Gabbuti, non hanno fatto storie, preferendo un addio senza polemiche ma riservandosi il diritto di parlare più avanti. Oltre a loro, era già andato via il direttore del Personale Riccardo Di Luzio, sostituito dall’ex Alitalia Giuseppe Depaoli, entrato in azienda con contratto a tempo indeterminato (a 230 mila euro lordi l’anno) senza passare per la selezione pubblica: vicenda sulla quale, finora, l’ad Broggi non ha mai dato risposte. Altre due assunzioni (Mauro Botta e Stefania Di Serio) sono state «congelate» dall’assessore Guido Improta.

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