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L’Ultima Cena di Vasari torna alla luce 47 anni dopo l’alluvione

Grazie a un accordo di collaborazione transatlantica tra Opificio delle Pietre Dure e Getty Foundation a Los Angeles, l’Ultima Cena di Giorgio Vasari torna alla luce 47 anni dopo l’alluvione di Firenze. I cinque pannelli di pioppo che componevano il dipinto, rimasti sommersi per oltre 12 ore nelle acque dell’Arno e nel fango, sono stati riuniti per la prima volta in quasi cinque decenni. Una delle opere maggiori dell’artista, pittore e architetto della corte medicea e primo storiografo dell’arte, l’Ultima Cena era appesa al Museo dell’Opera di Santa Croce, a pochi metri dal fiume, quando l’intera zona fu invasa dalle acque. Quando finalmente i pannelli erano stati ripescati, erano umidi come spugne, secondo gli esperti danneggiati oltre ogni possibile restauro. Danni ulteriori erano stati fatti nel tentativi di far asciugare il dipinto. I panelli erano stati separati: l’Ultima Cena era stata chiusa in magazzino, con poche speranze di rivedere la luce. Ora questo momento è arrivato. Centimetro per centimetro, la monumentale opera di Vasari (6,60 metri x 2,62) sta tornado quella che era. Il legno è stato trattato e riposizionato, i cinque pannelli lignei sono stati riuniti per la prima volta in decenni. I danni subiti dal Vasari erano estremi, ma in realta« meno peggio del temuto: Cecilia Frosinini, una restauratrice del progetto, ha stimato al 20-30 per cento la perdita della pittura. A suo giudizio, se il restauro fosse stato fatto anni fa, il legno sarebbe stato staccato dalla pittura e probabilmente non sarebbe sopravvissuto: i progressi tecnologici nella conservazione del legno hanno fatto il miracolo. Per la Getty Foundation, la collaborazione con Firenze ha avuto un duplice scopo: oltre a salvare uno dei grandi capolavori del Rinascimento, ha permesso di formare una nuova generazione di restauratori su legno destinata a prendere il posto degli attuali esperti che nel’arco di una decina di anni andranno in pensione: »La complessita« del lavoro ha permesso a un gruppo di restauratori a vari livelli di esperienza una possibilità senza precedenti di imparare sotto la supervisione degli esperti», ha commentato Deborah Marrow, la direttrice della fondazione americana. Il progetto di restauro è cominciato nel 2010. Il risultato finale sarà presentato in una mostra congiunta dell’opificio delle Pietre Dure e il Museo dell’Opera di Santa Croce nel 2016.

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