| categoria: salute

TAVOLA/ FI e PD divisi su tutto ma uniti dall’insalata, la battaglia per la dieta vegetariana

Divisi su tutto, uniti da un piatto di verdure. Pd e Forza italia, magari inconsapevolmente, combattono la stessa battaglia in Parlamento in difesa della dieta vegetaria e vegana, con due proposte di legge: quella della deputata di Fi, l’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, animalista e ambientalista convinta e quella della senatrice del Pd Monica Cirinnà, che per l’ambiente a gli animali si batte da anni. L’obiettivo è il medesimo: garantire per legge a chi sceglie di non mangiare carne e pesce, nè uova, latte e formaggio nel caso dei vegani, la possibilità di avere almeno un piatto vegetariano in ogni mensa pubblica, convenzionata o privata; a scuola (asili nido compresi) come all’università, in fabbrica come negli uffici, nei bar e ristoranti convenzionati con i luoghi di lavoro. In più, nella proposta Cirinnà, le uova presenti nei menù vegetariani devono obbligatoriamente provenire da galline allevate con metodo biologico o allevate all’aperto. La proposta della senatrice del Pd, inoltre, prevede un percorso formativo sulla nutrizione e la gastronomia vegetariana e vegana negli istituti professionali alberghieri e per i servizi di ristorazione. Non solo: gli studenti che, per motivi di coscienza si oppongono alla violenza su tutti gli esseri viventi, possono dichiarare la propria obiezione di coscienza a seguire le lezioni didattiche pratiche riguardanti alimenti di origine animale. Vegetariani e vegani, ricorda Brambilla, sono in aumento nel nostro Paese, dove già rappresentano, secondo l’Eurispes, il 12 per cento della popolazione. Nonostante questo, sottolinea la deputata di Fi, sono ancora «discriminati, troppo spesso derisi, trattati come stravaganti e folkloristici individui che si privano delle ioie del palato, in particolare delle delizie della carne». Peggio ancora, insiste l’ex ministro, se la passano i vegani. Ed è paradossale, osserva Brambilla, che ciò accada nella patria della dieta mediterranea, basata essenzialmente sui prodotti della terra: «la malsana opulenza carnivora ha falsato i gusti alimentari degli italiani e l’odierno consumo di carne risponde non ad esigenze dietetiche reali bensì a mode d’oltreoceano e all’arroganza di un mercato che impone, tramite gli strumenti di comunicazione di massa, i propri bisogni commerciali ai consumatori». Favorire la diffusione della dieta vegetariana e vegana non è solo una questione di ‘giustizià, ma anche di costi della comunità, come quelli sostenuti per la cura di un’alimentazione sbagliata che può avere gravi conseguenze: «è dimostrato -spiega Cirinnà- che una dieta vegetariana protegge dalle malattie cardiovascolari e diminuisce del 24% la probabilità di infarto, favorito da un’alimentazione troppo ricca di grassi e proteine animali. L’incidenza dei tumori più diffusi è molto più alta (70%) tra le persone che si nutrono di alimenti animali, piuttosto che tra vegetariani e vegani, che hanno una più bassa incidenza di obesità e diabete in confronto agli ‘onnivorì. C’è anche un aspetto ambientalista nella scelta dei vegetariani e vegani: «bandire dalla nostra vita la violenza verso miliardi di animali e verso l’ecosistema», spiega Cirinnà. Solo in Italia, aggiunge la senatrice del Pd, il consumo alimentare «determina la morte di oltre 600 milioni di animali da terra e di un incalcolabile numero di animali acquatici». Lo stile di vita vegetariano, e in particolare quello vegano, «contribuisce anche a promuovere una più equa distribuzione delle risorse, che potrebbe contribuire a combattere la fame nel mondo. Molte delle produzioni cerealicole del Sud del mondo, infatti, sono destinate a mangime per animali per la produzione di carne dei Paesi occidentali, quando potrebbero coprire il fabbisogno locale», sottolinea Cirinnà. Se la dieta proposta dalle due parlamentari è equilibrata. le multe previste da entrambe per chi non rispetterà le norme sull’offerta di menù vegetariani e vegani nelle mense pubbliche e private, sono salate: da 2mila 500 a 10mila euro nella proposta Brambilla; da 3mila a 18mila in quella Cirinnà. In caso di recidiva, la sanzione, in entrambe le proposte, è aumentata di un terzo, mentra la licenza è sospesa per 3 mesi, secondo la proposta di Fi e revocata secondo quella del Pd.

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