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Istituto Superiore di Sanità: ‘Negli ospedali psichiatrici immobilizzazione solo in condizioni estreme’

La priorità alle alternative meno traumatizzanti, l’esame caso per caso, la valutazione di pericolo grave, il limite temporale e l’informazione. Tutto ciò deve attuarsi quando si parla di contenzione fisica del paziente negli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), ovvero l’immobilità fisica dei movimenti volontari della persona. A ribadirlo è l’ultimo studio pubblicato negli Annali dell’Istituto superiore di sanità, e firmato da Carlo Petrini, responsabile dell’Unità di Bioetica dell’Iss e componente del Comitato nazionale per la bioetica. «La contenzione è dunque una pratica ammissibile soltanto in condizioni estreme, quando non siano praticabili alternative meno lesive della persona», spiega la ricerca. Nella terminologia medica e infermieristica, e in psichiatria, si parla di contenzione fisica per definire l’immobilità totale o parziale di una persona in cura, attraverso l’uso di cinghie, lacci, fascette, spallacci, cinture, polsini, corpetti, sedie di contenzione o altri mezzi, più o meno sofisticati. Nell’articolo di Petrini, ‘Ethical considerations for evaluating the issue of physical restraint in psychiatry’, il ricercatore affronta il tema della contenzione fisica anche dalle istituzioni in relazione alla chiusura, entro il 1° aprile 2014, degli ospedali psichiatrici giudiziari e all’attivazione di programmi regionali per affidare ai dipartimenti di salute mentale la presa in carico dei soggetti, detenuti e internati, affetti da disturbi mentali. L’autore propone un quadro di riferimento dei valori di etica che dovrebbero essere considerati dagli esperti (decisori, professionisti sanitari) chiamati a prendere, ciascuno nel proprio ambito, decisioni operative. Non sono quindi proposte regole procedurali tecniche, bensì criteri decisionali. L’argomento è affrontato facendo riferimento principalmente a due tipologie di argomentazioni. La prima considera documenti emanati da autorevoli istituzioni nazionali e internazionali con particolare riferimento al Consiglio d’Europa. La seconda considera il quadro teorico dei valori o principi di etica. La ricerca di Petrini propone alcuni criteri per giudicare l’eventuale ammissibilità della contenzione, tenendo presente che è un atto gravemente lesivo della dignità della persona e che vi sono opinioni convergenti nel ritenere che essa non abbia alcun valore terapeutico.

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