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VENETO/ Le pagelle ai manager. Rischia il posto chi sgarra nella sanità

La giunta regionale, su proposta dell’assessore Luca Coletto, ha introdotto una “pagella” annuale che valuterà il loro operato attraverso 33 «parametri di qualità» riguardanti sia gli obiettivi della salute che il funzionamento dei servizi nelle Ulss, Aziende Ospedaliere e Istituto Oncologico Veneto. La metafora scolastica non è gratuita perché la delibera fissa gli «indicatori di risultati», cioè i punteggi – il massimo è 80 per le Aziende di Padova e Verona e l’Iov, 75 per le unità sanitarie – che rappresenteranno l’elemento determinante nella valutazione dell’attività dei direttori, sottoposta alla verifica dell’esecutivo, della Commissione sanità del Consiglio, delle Conferenze dei sindaci e – in via preventiva – del temuto “mastino” del welfare nostrano, il segretario Domenico Mantoan.

Attenzione: l’esame non si profila indolore. Dal 2014 il contratto dei dg prevede la rescissione – ovvero i licenziamento – in caso di grave violazione dell’equilibrio di bilancio o di mancata osservanza delle linee-guida regionali. I parametri procedono per settori; alcuni hanno carattere istituzionale – osservanza delle linee guida e degli indirizzi in materia di controllo e programmazione dell’organizzazione; corretta ed economica gestione delle risorse attribuite ed introitate – altri investono il buon andamento aziendale (rispetto degli obiettivi di salute e funzionamento dei servizi; equilibrio economico); altri ancora attingono all’immediata attualità: riduzione prevista delle liste d’attesa; rispetto di contenuti e tempistica dei flussi informativi nel nuovo sistema sanitario.

«È una delibera di grande significato», il commento del governatore Luca Zaia «perché spingiamo i nostri manager a concentrarsi su obiettivi precisi, tanti e qualificanti, tutti rivolti al miglior servizio ai cittadini e al miglior utilizzo dei finanziamenti. Con questo atto siamo sempre più lontani dai pasticci di Roma e sempre più vicini al mondo dove le qualità scientifiche e le capacità organizzative della nostra sanità possono essere considerate nella top five proprio grazie alla strategia di non lasciare nulla al caso e di chiedere conto dei risultati a chi è chiamato a raggiungerli, a cominciare da tempi d’attesa e rigore finanziario». «Centrare questi traguardi non è facile», fa eco Coletto «ma a nessuno può sfuggire il loro particolare rilievo nell’ottica della nuova stagione che, grazie alle battaglie del Veneto, si è aperta sul fronte dei costi standard. Una Regione come la nostra, tra le pochissime con i conti in attivo senza ricorrere all’addizionale Irpef, che è promossa a pieni voti per l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza e che è una delle 3 benchmark per la determinazione di fabbisogni e costi standard, ha il dovere di non dormire sugli allori e di puntare a migliorare ulteriormente, come facciamo con questo provvedimento».

Certo è che il nuovo proporrà sfide importanti alla sanità del Veneto, impegnata su vari versanti. Dalla migliore tempistica nelle prestazioni affidata all’estensione degli esami diagnostici nelle ore serali e notturne; all’avvio concreto della nuova edilizia ospedaliera, Padova in primis; ai primi passi nell’allestimento della medicina territoriale concepita come alternativa al ricovero. Terreni altamente sensibili, dove eventuali errori costerebbero cari. Non soltanto ai manager.

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