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Svizzera: meno sciatori, in crisi l’industria delle risalite

Gli amanti degli sport invernali sono sempre meno e diventano nel contempo più esigenti, per cui per i gestori delle funivie svizzere ogni anno diventa più difficile. Solo investendo importanti somme di denaro le società che gestiscono gli impianti di risalita possono rispondere alle attese della clientela. Aria di crisi, insomma; anche se, nel caso in quesitone, si tratta di crisi di ricchi, che per quanto soffrano non ha nulla a che vedere con le crisi, ben più dolorose, di chi ricco non è.

L’associazione di categoria Funivie svizzere (FUS) la scorsa primavera aveva dichiarato che negli ultimi dieci anni il numero complessivo di sciatori e di snowboarder è diminuito in modo significativo. A calare sono soprattutto le persone fino all’età di 39 anni: la proporzione di sciatori più “anziani” è infatti in crescita. “Chi da adolescente non ha mai utilizzato sci o snowboard, a 40 anni difficilmente organizzerà per la famiglia una settimana bianca in una destinazione di sport invernali”, aggiungono le FUS.

Le stazioni sciistiche svizzere soffrono inoltre della concorrenza con l’Austria. “All’inizio degli anni novanta abbiamo perso una generazione di giovani; oggi che sono diventati genitori, anche i loro figli non sciano più in Svizzera”, afferma l’Istituto di ricerca sul turismo e il tempo libero dell’alta scuola di Coira. Il canton Grigioni ha così perso in 20 anni quasi due milioni di pernottamenti. Le statistiche dell’Ufficio dell’economia e del turismo parlano chiaro: nel 1992 sono stati effettuati 6.936.966 pernottamenti, nel 2012 ce n’erano ancora solo 5.064.195.

Parallelamente sono calati anche gli introiti delle società che gestiscono gli impianti di risalita. Nel 2010 i ricavi delle funivie grigionesi hanno raggiunto 260 milioni di franchi, l’anno scorso si sono dovute accontentare di 230 milioni. “Ciò significa che una destinazione turistica invernale ha bisogno di un grande volume di ospiti, altrimenti gli impianti di risalita non sono redditizi”, affermano le FUS. Per mantenere la competitività, le società sono costrette a fare grossi investimenti. Per la corrente stagione invernale sono stati spesi in Svizzera complessivamente 400 milioni di franchi. La maggior parte di questi soldi vengono utilizzati per l’ottimizzazione degli impianti, per aumentare il comfort e per l’innevamento artificiale.

“Chi da adolescente non ha mai utilizzato sci o snowboard, a 40 anni difficilmente organizzerà per la famiglia una settimana bianca in una destinazione di sport invernali”, sottolineano le FUS.

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