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CONGO/ Scontri tra Governo e ribelli a Kinshasa, tensione per le 24 famiglie italiane bloccate nel Paese

Sale la tensione a Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo: una sparatoria è avvenuta all’aeroporto internazionale, dove il personale dello scalo ha cercato scampo nascondendosi. Lo hanno riferito fonti doganali. Spari anche in un campo militare. Assaltata anche la sede della radio-televisione nazionale. Dopo alcune ore fonti ufficiali congolesi hanno reso noto che quaranta ribelli sono rimasti uccisi: sedici all’aeroporto, otto alla tv di Stato e altri sedici allo Stato maggiore dell’esercito. Non ci sono segnalazioni di vittime civili o tra le forze di sicurezza. Oltre che a Kinshasa, la capitale del Congo, spari sono stati registrati anche a Lubumbashi, capitale della provincia congolese di Katanga. Lo riferisce l’emittente Radio France Internationale (Rfi), spiegando che gli spari sono stati uditi intorno alle 11 e che al momento non è possibile stabilire se ci siano legami con le violenze di Kinshasa. Le forze di polizia, confermano fonti diplomatiche, “hanno ripreso il controllo di tutti i punti nevralgici, compresa la sede della tv pubblica”. A Kinshasa ci sono anche le ventiquattro coppie italiane bloccate con i bambini che hanno adottato. I genitori raccontano che dall’aeroporto, che sarebbe al momento chiuso, si sentono spari. Loro sono bloccati nell’orfanotrofio con i bambini. Hanno chiesto alle autorità italiane di poter partire con i piccoli, in base ad un decreto ministeriale che autorizza il ministero degli Affari esteri ad emettere passaporti diplomatici temporanei per i cittadini stranieri in situazioni di emergenza, ovvero i bambini regolarmente adottati dalle coppie italiane ma ancora bloccati in Congo, nonostante la visita della delegazione inviata pochi giorni fa a Kinshasa dal premier Letta. La risposta delle autorità italiane, riferiscono i genitori, sarebbe però negativa. “Temiamo per la nostra incolumità, ma non andremo via senza i bambini. Il governo italiano deve muoversi subito: ci vengano a prendere per riportarci tutti, compreso i nostri figli, subito in Italia. Abbiamo paura”, sono le parole di uno dei genitori dall’orfanotrofio. Le famiglie si trovano nel paese africano da novembre, cercando di portare in Italia i bambini che hanno adottato. Da diversi mesi, infatti, il Congo ha sospeso le adozioni internazionali, ma per alcuni piccoli, per i quali le pratiche si erano concluse prima del blocco del governo africano, sembrava esistesse la possibilità dell’espatrio in Italia. Ma dalle autorità di Kinshasa non è arrivato, fino ad oggi, il nulla osta all’espatrio, obbligando i genitori adottivi a restare in Congo. Per cercare di sbloccare la situazione il 24 dicembre il premier Enrico Letta ha telefonato al suo omologo congolese, Augustin Matata, ottenendo rassicurazioni su una soluzione “in tempi rapidi”. L’Unità di crisi della Farnesina sta inviando agli italiani residenti a Kinshasa istruzioni affinché non lascino i loro alloggi ed è in ”costante contatto con le famiglie bloccate nel Paese per adozioni”. Tra di loro, anche le 24 famiglie che si trovano in città per la vicenda delle adozioni dei bambini congolesi. Lo riferiscono fonti dell’ambasciata d’Italia a Kinshasa. “Si sentono gli spari”, dicono le fonti, aggiungendo che “la situazione non è ancora chiara”. Gli italiani presenti nella Repubblica democratica del Congo hanno anche la possibilità di contattare il personale dell’ambasciata. Scontro a fuoco anche all’interno della sede della radio-televisione nazionale tra soldati governativi e un gruppo di giovani che l’hanno occupata armati di pistole e machete, prendendo in ostaggio alcuni giornalisti. Interrotte tutte le trasmissioni. Gli assalitori hanno letto in video – prima di interrompere le trasmissioni – un messaggio apparentemente rivolto al presidente della Repubblica democratica del Congo, Joseph Kabila. “Gideon Mukungubila è venuto a liberarti dalla schiavitù dei ruandesi”, diceva il messaggio ascoltato dalla Reuters. Nel 1997 forze ruandesi aiutarono il padre di Kabila, Laurent, a rovesciare il dittatore Mobutu Sese Seko.

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