| categoria: politica

Il pressing di Renzi, Letta avvia la fase 2, tasse giù anche nel 2014

Ha promesso al premier di aspettare la fine del 2013 prima per avviare il ‘New Deal’ del governo e l’ha fatto. Ma ora, a poche ore dallo scoccare del nuovo anno, Matteo Renzi ha avviato il count down e prepara il terreno per il promesso cambio di passo. «Da gennaio ci faremo sentire sul serio» avverte dalle colonne de La Stampa. Ma il premier mantiene la calma e la barra dritta: se l’esecutivo è pronto a partire con la nuova agenda che arriverà dal patto di coalizione lo può fare grazie ai risultati già raggiunti. E come dimostrano i dati della Cgia di Mestre, dice, «le tasse sulle famiglie nel 2013 sono scese. E la tendenza continuerà anche nel 2014». La notizia dell’ufficio studi degli artigiani veneziani dunque, secondo il presidente del Consiglio, è «importante perchè si consolidi il trend di fiducia». Lo sottolinea anche il vicepremier Angelino Alfano che promette: «nel 2014 faremo ancora di più», anche se Beppe Grillo bolla come «sciocco ottimista» chi nega la realtà della crisi. Premier e vicepremier, insomma, non accettano lo ‘scaricabarilè come qualcuno, anche nel Pd, ha letto le prese di distanza dei renziani dal governo. Un ‘sentiment’ anticipato ieri dalle dichiarazioni del responsabile welfare in segreteria Davide Faraone e confermato oggi, come un vero e proprio smarcamento dall’esecutivo, dallo stesso Renzi. Con Letta e con Alfano Renzi non vuole «assolutamente essere accomunato». Di più: è inutile, come ha fatto il premier durante la conferenza di fine anno, invocare il cambio generazionale rappresentato da Letta, Alfano e Renzi. «Letta e Alfano sono stati messi lì da D’Alema e Berlusconi. Io ho ricevuto un mandato popolare da 3 milioni di persone» precisa. Alfano, come Letta, lascia correre ma il capogruppo del NcD al Senato, Maurizio Sacconi lo difende: se il segretario del Pd difende la sua «orgogliosa diversità», la cosa, assicura, è «reciproca». Polemiche a parte Renzi guarda ora alla ‘ripartenzà e non si cura di rimpasti. Anzi, si guarda bene dal farsi «ingabbiare» in logiche da prima Repubblica. «Faccio fatica a tenere Delrio al governo, altro che un sottosegretario in più..». Un rimpasto non basta a nessuno, neppure a Scelta Civica che, comunque, continua a rivendicare un ruolo maggiore nell’esecutivo. Dopo il segretario Stefania Giannini anche Mario Monti, in un’intervista a ‘la Repubblicà lo invoca. Sc punta tutto sull’attuale viceministro allo Sviluppo Carlo Calenda, leader riconosciuto nel partito (ora in larga parte composto da persone provenienti da Italia Futura) che potrebbe salire di ruolo e prendere il posto, nei piani di Scelta Civica, di Flavio Zanonato. Ma Sc non disdegnerebbe anche un ruolo per Irene Tinagli e Monti, che andrà in Europa ad occuparsi di controllo sul bilancio (assumendo un prestigioso ruolo di raccordo tra Commissione e Parlamento) tiferebbe anche per un rafforzamento di Moavero e un ingresso di Della Vedova. Renzi però avverte: «Spero che Letta colga la portata della sfida: non basta cambiare tre caselle…».Insomma, ora, «il governo va avanti solo se fa». E quindi via con le riforme e via al job act. E basta pasticci e «marchette» di cui, quella di Alfano che ha nominato 17 nuovi prefetti, non è che «la ciliegina sulla torta».

Ti potrebbero interessare anche:

Grillo strega gli imprenditori del Nord Est: da solo non basto fate qualcosa anche voi
IL PUNTO/ Cig in deroga senza fondi. Le regioni, subnito un miliardo di euro
I grillini denunciano: rissa e minacce in Senato
Travaglio è il nuovo direttore del Fatto Quotidiano. ​Padellaro resta come editorialista
LIBIA/ Salvini, i riscatti dei lavoratori all'estero "bancomat" per i terroristi
Renzi ha dimenticato la promessa: nella manovra niente freni alle slot machine



wordpress stat