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SANITA’/Non riescono a coprire le spese. Il sindacato: “Si rischia di indebolire il 118 e far sparire la guardia medica”

Un’unità territoriale di assistenza primaria costa tra 1,5 e i 2 milioni di curo l’anno, «e il Veneto, ad esempio, sta già facendo marcia indietro, in quanto non riesce a coprire le spese». I dati sono quelli forniti dallo Smi, Sindacato medici italiani, che denuncia un «progressivo fallimento» a livello nazionale del progetto delle «case della salute», almeno per quanto riguarda l’indirizzo di applicazione del decreto legge 158 del 13 settembre 2012, meglio noto come «Decreto Balduzzi». I motivi, secondo il sindacato, sarebbero da ricercarsi nell’impossibilità di coprire tutte le spese attraverso l’eliminazione delle indennità extra ai medici di famiglia, calcolate in «circa 600mila euro l’anno per ciascuna delle strutture realizzate». Più i costi che i ricavi, insomma, secondo Maria Paola Volponi, dirigente sindacale Smi. Questo si evince dalla pur breve esperienza delle regioni italiane come Lombardia, Veneto, Marche, Toscana ed Emilia Romagna dove si è data applicazione al decreto aprendo i primi poliambulatori. Per il momento, in realtà, non si è ancora registrata la chiusura di nessuno dei 67mila studi medici sparsi sul territorio nazionale. Affinché la soppressione delle indennità diventi effettiva, infatti, è necessaria la stipula di una nuova convenzione sulla medicina generale (attualmente in discussione), i cui termini però sono contemplati nell’atto di indirizzo approvato dal Parlamento. «Con questo provvedimento – spiega Volponi – si va verso la cancellazione della guardia medica, l’indebolimento del 118 e della rete degli studi dei medici di famiglia e dei pediatri». Un esempio, quello della Toscana, indicata anche dal presidente della Regione Lazio, NicolaZingaretti, come modello da seguire. «Il presidente Enrico Rossi ha praticamente già tolto la guardia medica h24 – afferma la sindacalista – riducendola fino all’hl 6. In programma c’è anche la riduzione del 118, da compensare con degli ospedali di comunità a gestione infermieristica, contemplati nell’atto di indirizzo. Solo che degli infermieri, per quanto qualificati, non possono certo essere autorizzati a determinate somministrazioni, seppur di primo soccorso». Anche perché, se l’obiettivo è decongestionare i pronto soccorso, la soluzione potrebbe essere ben più semplice: «Basterebbe solo dirottare i 140-150mila codici bianchi e verdi verso i medici di famiglia, per circa 2 visite in più al giorno in carico a ognuno di loro». In tutto ciò, non è contemplata la questione relativa ai collaboratori, il personale non medico: «Sono almeno 40mila gli operatori che rischiano di perdere il lavoro – afferma ancora la dirigente sindacale Altro incentivo, tral’altro, alla chiusura degli studi medici di famiglia».

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