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Monte Livata, gli esperti: ‘I piccoli Nicole e Manuel salvati dall’abbigliamento e dal riparo’

Un abbigliamento adeguato e un riparo dal vento gelido della notte: questi probabilmente i due segreti del ‘miracolò del Monte Livata che hanno salvato i piccoli Nicole e Manuel, strappandoli dalla morsa del gelo della notte di Capodanno. «Il rischio principale in queste situazioni – spiega Guido Giardini, neurologo all’Ospedale Umberto Parini di Aosta e presidente della Società italiana di medicina di montagna – è l’ipotermia, ecco perchè occorre trovare subito un riparo dal vento per limitare la dispersione del calore, a maggior ragione trattandosi di bambini». Così come ha riferito di aver fatto Alexia Canestrari, la donna che accompagnava i bambini: «Non conosco i dettagli della vicenda – precisa Giardini – ma certamente aver lasciato i bambini in un luogo protetto non li ha esposti troppo alle intemperie della notte». «Quello che è certo – prosegue il medico – è che erano ben equipaggiati, con indumenti tecnici di ultima generazione, altrimenti difficilmente ce l’avrebbero fatta». Una situazione resa ancor più estrema dall’assenza di viveri: «Mangiare la neve – aggiunge l’esperto – evita la disidratazione, un altro grande nemico per un corpo esposto al freddo che consuma molti liquidi per riscaldare l’aria gelata che viene inspirata». Al di là degli aspetti strettamente medici, secondo il neurologo nella sopravvivenza dei bambini «ha giocato un ruolo fondamentale la componente psicologica: si sono fatti forza da soli, si sono mossi, hanno reagito alle condizioni climatiche». Ma la regola più importante della sicurezza in montagna è la prudenza. Proprio per evitare di trovarsi nelle condizioni pericolose ed estreme che hanno dovuto affrontare i piccoli ‘eroì dell’odissea del Monte Livata. «Le regole sono poche, ma precise», spiega Anna Torretta, guida alpina di Courmayeur, pluri-campionessa italiana di arrampicata su ghiaccio e madre di una bimba di un anno e mezzo. «Per i bambini la montagna deve essere un gioco, con loro bisogna andare solo in posti che si conoscono, – spiega – evitando i percorsi troppo lunghi, scegliere una bella giornata e, non appena sono stanchi, occorre essere in grado di rientrare immediatamente alla base». E, se qualcosa va storto? «È necessario avere sempre un ‘piano B’ – avverte Torretta – e magari poter utilizzare un cellulare per dare subito l’allarme e chiedere aiuto».

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