| categoria: politica

IL PUNTO/ Spread sotto i 200 punti, il paese può ripartire?

Gli italiani fanno ancora fatica a vedere la luce in fondo al tunnel, ma il 2014 preannuncia spiragli di ‘normalizzazionè con la crisi che allenta la stretta e conti pubblici che fanno meno paura. E lascia presagire buone notizie sul fronte delle risorse per il calo delle tasse. A certificarlo è la discesa dello spread che torna sotto la soglia psicologica dei 200 punti base per la prima volta da due anni e mezzo. Un risultato «concreto» dice il premier Letta che ora vede «le condizioni perchè il Paese riparta» . Finchè lo spread «ballava oltre i 500 punti abbiamo pagato interessi in più – ha spiegato – ora invece abbiamo risorse disponibili» per il lavoro e imprese. Si avvera così il pronostico del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni che a ottobre scorso aveva previsto uno spread a «200 punti nel 2014 e a 100 nel 2017» e, tra lo scetticismo generale, lo aveva scritto nero su bianco nel Def. Oggi il ministro evidenzia che si tratta di una opportunità per liberare risorse a sostegno della crescita e «alleggerire il carico fiscale». Il differenziale di rendimento tra il Btp e il Bund tedesco, è sceso fino a 197 punti base, un livello che non si vedeva da inizio luglio del 2011 quando neanche si immaginava che di lì a pochi mesi, a novembre, si sarebbe scatenata la tempesta che spinse lo spread al picco vertiginoso dei 575 punti base e alle dimissioni dell’allora premier Berlusconi per far posto all’austerity del governo Monti. In quei giorni, il tasso sul Btp a 10 anni aveva sfondato la soglia del 7% toccando il record assoluto del 7,47%. Oggi si è tornati al 3,9% e questo significa che ci costerà meno finanziarci sul mercato. Se infatti i tassi restassero su questo livello, l’Italia riuscirebbe a risparmiare oltre 15 miliardi di euro a fronte di interessi passivi sul debito pubblico che si aggirano sugli 80-90 miliardi all’anno. In un tweet, il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello scrive che uno spread arrivato sotto quota 200, significa «meno tassi, meno spesa, meno tasse! La stabilità paga (anche in euro!)». Per il vicepremier Angelino Alfano il calo dello spread rappresenta «una tassa occulta in meno per le famiglie e una base per rilanciare l’economia». Conti alla mano, per Saccomanni il calo dei rendimenti sotto il 4% «si tradurrà in una minore spesa per interessi sul debito pubblico e nella possibilità di avere a disposizione più risorse per investimenti e per alleggerire il carico fiscale. Inoltre – ha aggiunto il titolare dell’Economia – la riduzione dello spread si rifletterà in migliori condizioni di accesso al credito per imprese e famiglie», rimettendo così in circolo il carburante necessario a ripartire l’economia. Più mirate le indicazioni del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, secondo cui i risparmi devono servire a ridurre «le tasse che si pagano sul lavoro e aumentare i soldi in busta paga agli operai». Certo la prudenza è d’obbligo, e lo stesso Saccomanni avverte che bisogna mantenere «la dovuta cautela suggerita dalla volatilità dei mercati». Sono ancora troppo vicini quei giorni di grande turbolenza e violente impennate di spread e tassi che avevano messo a rischio la sostenibilità del nostro debito pubblico. «Ho sempre sostenuto che livelli più elevati di spread fossero influenzati da fattori di carattere speculativo improntati all’incertezza politica» ha voluto precisare, ma oggi «possiamo essere più fiduciosi e le previsioni che avevamo descritto nella Nota di Aggiornamento al Def si stanno attuando».

Ti potrebbero interessare anche:

Deputati Pd all'attacco, nuovi maxi rincari. Intervenga il garante dei prezzi
Cuperlo: Renzi non può essere sindaco e segretario
Forza Italia crolla sotto il 20%, Pd e M5S primi nei sondaggi
Farage pomo della discordia ma Grillo rilancia l'alleanza con l'Ukip
Salvini a Foggia, lancio di fumogeni e carica delle forze dell'ordine
Comunali in Sicilia: en plein M5s, Lega a mani vuote



wordpress stat