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Schumacher resta stabile, ora la verità dalla telecamera

Un turbine di curiosità, attesa e piccoli gialli quotidiani anima il silenzio in cui versa Michael Schumacher, da sette giorni in coma nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Grenoble dopo la devastante caduta sugli sci a Meribel. All’indomani del suo 45/o compleanno, tra i resti delle bandiere e degli striscioni portati dai tifosi Ferrari per il «loro» campione, fuori dal nosocomio si attendono notizie sullo stato di salute del pluricampione del mondo e sul procedere delle indagini sull’incidente, su cui potrebbero fare luce le immagini della videocamera posta sul casco che ora è nelle mani degli investigatori. «Le condizioni di Michael rimangono critiche ma stabili», ha fatto sapere la portavoce Sabine Kehm, ammonendo che «le notizie che non vengono dai medici o dalla direzione sanitaria sono da considerarsi nulle, pure speculazioni» e annunciando che solo lunedì, per ora, è prevista una conferenza stampa dei sanitari. Un modo per bloccare sul nascere il rompersi di quel muro di rispetto che finora aveva evitato fughe di notizie, ma soprattutto speculazioni da persone in qualche modo coinvolte dalla vicenda o vicine al campione tedesco. Forse si tratta anche di una smentita indiretta all’ex pilota francese Philippe Streiff, il quale ha detto di essere stato informato dal medico personale del tedesco, Gerard Saillant, che il paziente «è ancora grave ma non più in pericolo di vita». Quanto basta per far crescere l’ottimismo sul recupero di Schumi. La stessa portavoce ha voluto fare chiarezza sulla vicenda telecamera: il dispositivo sul casco del pilota esiste ed è stato consegnato «volontariamente» dalla famiglia agli investigatori, che l’avevano cercato invano sul luogo dell’incidente. «È falso cha la famiglia non volesse consegnare la telecamera». Una risposta ad alcuni media francesi che sostenevano che i familiari di Schumacher avessero esitato molto a cedere l’apparecchio per motivi di privacy. La magistratura tace: c’è da chiarire se la videocamera fosse in funzione al momento dell’impatto, ma certo da qui potrebbe arrivare la verità sull’incidente e chiarire su eventuali responsabilità. Secondo alcuni, Schumacher stava sciando a forte velocità, anche se la famiglia nega e parla di una sfortunata teoria di circostanze che lo ha portato a sbattere la testa contro una roccia fino a spezzare in due il casco protettivo. C’è poi da considerare che la zona dell’incidente, un tratto di neve non battuta con molti massi affioranti tra due piste vicine, non sarebbe stata adeguatamente segnalata. Il video potrebbe essere decisivo. Ma le indagini della Procura di Albertville passano in secondo piano per la famiglia di Schumi, «interessata solo alla salute di Michael».

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