| categoria: economia

Marchionne in Usa tra i nodi finanziari e il salone di Detroit

Sarà una settimana tutta americana per Sergio Marchionne quella che comincia domani, in attesa del closing dell’operazione di acquisto del 41,5% di Chrysler dal fondo Veba, previsto entro il 20 gennaio. Il 13 gennaio si aprirà poi a Detroit il Salone dell’Auto nordamericano, prima occasione per il manager per fare il punto con la stampa internazionale sui nodi finanziari a partire dalla possibilità di un nuovo convertendo fra uno e due miliardi per rafforzare il capitale del gruppo. «Non c’è dubbio che Fiat abbia avuto uno straordinario coraggio» nel cogliere le opportunità dell’operazione Chrysler, riconosce la leader della Cgil, Susanna Camusso, ma «in Italia ha fatto una scelta di ridimensionamento, come grande parte dell’industria italiana». Per Camusso «su quello che succederà nel mercato europeo e per la produzione italiana ci sono ancora molti punti di domanda»: se ci sarà un rilancio della produzione italiana e del marchio Alfa Romeo e un miglior posizionamento sul mercato europeo, osserva, Fiat avrebbe vinto una straordinaria scommessa, ma è ancora tutto da vedere anche sul piano della solidità finanziaria del gruppo. Non la pensa così il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato che entro gennaio incontrerà nuovamente Sergio Marchionne per discutere degli impegni nel Paese. «Già nella nostra conversazione telefonica di giovedì – spiega il ministro in un’intervista – mi ha espresso l’ intenzione di mantenere una forte radice del gruppo in Italia. Parlerò con Marchionne di come è possibile favorire la presenza internazionale di un grande brand, ma sono sereno e posso dire che Fiat ha già l’intenzione di incrementare l’impegno sui modelli prodotti negli stabilimenti italiani». Nei prossimi giorni Marchionne dovrà mettere a punto il piano di investimenti – 9 miliardi per il solo 2014 – che presenterà nel mese di aprile. Resta poi il nodo del debito delle due case automobilistiche messe insieme, in termini netti 14,2 miliardi, quasi quattro volte l’utile operativo atteso per il 2013, cui vanno aggiunti nove miliardi di passività previdenziali di Chrysler. La stampa Usa ha parlato di un possibile aumento di capitale al momento della quotazione a New York e dell’emissione di bond convertibili per meno di 1,5 miliardi di euro, ma si ipotizza anche un nuovo prestito convertendo che avrebbe questa volta per protagonisti non le banche ma gli investitori. Un’opzione già scelta nei mesi scorsi da Telecom Italia e dal gruppo Volkswagen.

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