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SIRIA/ Infuria la battaglia tra ribelli e qaedisti a Raqqa

Non ci sono Padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita romano rapito sei mesi fa in Siria, nè giornalisti occidentali tra le decine di prigionieri di al Qaida liberati dagli insorti locali nelle ultime ore a Raqqa, capoluogo nel nord del Paese investito oggi dalla vasta offensiva dei gruppi ribelli islamici contro lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), la piattaforma qaedista i cui quadri medio alti sono composti per lo più da stranieri. In risposta agli attacchi condotti dalla variegata galassia dell’insurrezione siriana da venerdì scorso nelle regioni di Idlib, Aleppo e Raqqa, un non meglio identificato «emiro di al Qaida», di origini algerine ma col passaporto belga, ha annunciato la formazione di un «reggimento» di un centinaio di kamikaze pronti a colpire obiettivi dei ribelli siriani anti-regime. Nelle stesse ore, l’artiglieria e l’aviazione di Damasco si sono accanite su obiettivi civili in zone solidali con la rivolta, evitando di colpire postazioni o caserme dell’Isis ed evidenziando ancora una volta quanto il regime siriano e al Qaida più che nemici appaiano uniti dalla comune lotta contro il frammentato fronte degli insorti. Questo si è rafforzato a Raqqa – fino a ieri «capitale di al Qaida in Siria» – dalla presenza, negli scontri contro l’Isis, della Jabhat an Nusra, formazione qaedista, ma composta in larga parte da siriani e con un’agenda che appare più «nazionale» che «regionale». Tra ieri e oggi si contano – secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria – oltre cento uccisi tra miliziani qaedisti e insorti locali. I circa 50 prigionieri liberati stamani dagli insorti a Raqqa sono uomini siriani: molti di loro hanno dichiarato di esser membri delle brigate dell’Esercito libero arrestati mesi o settimane fa dall’Isis. È tornato a casa oggi anche un fotoreporter turco, Bunyamin Aygun, del quotidiano Milliyet, liberato dal gruppo islamico Ahrar ash Sham e da loro consegnato ai servizi segreti di Ankara. Fonti vicine a operatori umanitari presenti in Siria affermano che alcuni prigionieri ‘eccellentì, tra cui i giornalisti occidentali e lo stesso Padre Paolo Dall’Oglio sono stati spostati in precedenza e che non si trovano più nelle carceri dell’Isis nella regione di Raqqa, come diverse altre fonti avevano riferito nelle settimane scorse. Intanto ci sono stati intensi bombardamenti, dal cielo e con l’artiglieria, sui sobborghi di Damasco. I bombardamenti, anche a colpi di barili esplosivi, si sono registrati in particolare a Daraya e Zabadani. Raid aerei si sono verificati anche nella regione orientale di Dayr az Zor e in quella nordoccidentale di Aleppo. Mentre un’inedita tregua è stata siglata in un quartiere periferico di Damasco, Barze, tra regime e ribelli, dopo che per settimane il rione è stato sottoposto a un assedio pressochè totale da parte delle milizie fedeli a Bashar al Assad. Sul fronte politico, la principale piattaforma delle opposizioni siriane in esilio ha confermato ai vertici il presidente Ahmad Jarba, vicino all’Arabia Saudita. La Coalizione nazionale aveva ieri ribadito che non intende partecipare alla conferenza internazionale prevista in Svizzera il prossimo 22 gennaio, ma ha confermato che si recherà a breve in visita in Russia, principale alleato degli Assad.

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