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Concordia, la gara tra i porti per smaltire il relitto: gli stranieri incalzano

La ‘garà per il porto che si incaricherà di smaltire il relitto della Costa Concordia è ancora aperta, ma si tratta dell’ ‘ultimo migliò: manca una manciata di settimane per la decisione finale prevista a marzo. Una gara che vede impegnati, come ha ricordato oggi il capo della protezione civile Franco Gabrielli, ben 12 porti di sei nazioni. Sì, perchè l’ipotesi che la destinazione finale del relitto, che sarà rimosso a giugno dall’Isola del Giglio dove si trova dal naufragio del 13 gennaio 2012, sia lontano dai confini nazionali è tutt’altro che remota. Il ministro dell’ambiente Andrea Orlando ha espressamente detto che il governo «preferirebbe una destinazione nazionale». Gli ha fatto eco il governatore della Toscana Enrico Rossi, che pure ha voce in capitolo, spezzando una lancia per il vicino porto di Piombino. Ma la partita sembra assolutamente aperta. E non lascerebbe molti margini la ‘prenotazionè da parte di Costa, nello scorso ottobre, della piattaforma Vanguard, la nave semisommergibile in grado di ‘caricarè la Concordia: il suo uso, viene spesso fatto notare, è utile qualsiasi sia la destinazione ma sarebbe assolutamente necessario per portare il relitto lontano dalle coste italiane. Magari in Turchia, o in Francia, oppure in Norvegia o in Gran Bretagna ed ancora fino in Cina: questi i Paesi i cui porti si sono candidati per lo smaltimento. Piombino, Genova, Civitavecchia e Palermo sono invece i porti italiani in lizza. «Abbiamo tutto quanto serve per intervenire e siamo pronti a farlo», spiega Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale di Genova. A Palermo, è l’analoga motivazione del sindaco Leoluca Orlando «ci sono già le condizioni strutturali e professionali per svolgere da subito i lavori». E aggiunge una motivazione: il «sostegno per Palermo, dopo l’accordo sui nuovi carichi di lavoro raggiunto ieri con Fincantieri», l’azienda che ha costruito la Concordia. Motivi occupazionali, oltre che di sicurezza e di minori rischi ambientali vista la minore distanza, sono anche quelli della vicina Piombino. Il Comune, ricorda il sindaco Gianni Anselmi, si è «battuto perchè si creassero le condizioni politiche, procedurali e finanziarie per l’adeguamento infrastrutturale» per il quale però i tempi sono stretti, strettissimi. Giugno è dietro l’angolo, i lavori da fare imponenti e due i cantieri a loro volta in corsa. Così il rischio per il porto toscano è quello di veder passare la Concordia al largo, ma per andare altrove.

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