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MUSICA/ D’Andrea, da Monk ai concerti di Carta Bianca

Thelonious Monk «è per me il musicista di punta del jazz, il più emblematico. Era un personaggio avventuroso, la sua musica era talmente avveniristica che anche oggi ogni volta che la suono sento di imparare qualcosa». Lo dice Franco D’Andrea, uno dei capiscuola del jazz italiano, parlando di ‘Monk & The time machinè, il nuovo album inciso con il suo sestetto, in uscita il 13 gennaio su etichetta Parco della Musica Records. Il jazzman è protagonista del ciclo Carta Bianca della Fondazione Musica per Roma con cui D’Andrea potrà esprimere in una serie di appuntamenti tutta la sua poliedricità. Il 27 gennaio terrà una masterclass al Conservatorio di Santa Cecilia e sarà poi in concerto per tre volte all’Auditorium Parco della Musica. Il 28 gennaio per la presentazione del nuovo disco con il Franco D’Andrea Sextet; il 24 marzo con il percussionista Han Bennink e il trombettista Dave Douglas, e il 23 maggio in ‘piano solò. «Ho avuto una vita fortunata, ho fatto la musica che mi piaceva, ho raggiunto certi obiettivi, fare una masterclass vuole dire restituire qualcosa che ho avuto, spiegare come ci sono arrivato, dare la possibilità ai giovani musicisti di capire certe possibilità e condividerle attraverso la mia musica» spiega D’Andrea, che in 50 anni di carriera ha inciso oltre 200 dischi tra Italia e estero, ha suonato con musicisti come Dexter Gordon, Johnny Griffin, Steve Lacy, Lee Konitz, è stato in tour in tutto il mondo e ha vinto decine di riconoscimenti fra i quali il premio Top Jazz 2013 come musicista dell’anno. «Mi fa piacere essere a Roma per questi appuntamenti – dice -. Ho vissuto qua dieci anni, tra metà anni ’60 e ’70 e sono stato accolto molto bene, nonostante avessi solo 22 anni e arrivassi da una ‘provincia provincià come Merano. Avrebbero potuto massacrarmi, e invece sono stati molto generosi. Cito uno per tutti, Puccio Sboto, un personaggio incredibile del panorama romano dell’epoca. Siamo diventati molto amici, mi ha anche regalato qualche giacca visto che me la passavo male. Se non avessi cominciato a Roma, la mia carriera avrebbe preso una piega diversa, non credo migliore». Riguardo il primo dei suoi tre concerti, la presentazione del disco, spiega: «Non sarà un’esecuzione dell’album. Come sempre nel jazz, alcune strutture rimarranno ma molte cose nasceranno al momento». Il concerto in trio con Han Bennink e Dave Douglas è inedito: «avevo già suonato con loro ma mai in questa formazione, sarà una sorpresa anche per me». Mentre il ‘piano solò è «l’occasione in cui uno è scoperto al massimo. Quando sono solo sul palco è come se fossi uno che va in avanscoperta, per vedere cosa c’è dietro l’angolo».

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