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LECCE/ Scambio di neonati in ospedale, la mamma se ne accorge a casa

È il momento della poppata, poi si addormenta e per sei ore rimane nella sua culletta con il grande fiocco rosa. Rosa: esattamente il colore di tutte le tutine avute in regalo, dei confetti regalati a parenti e amici, del fiocco che i genitori, felici, hanno messo sulla porta di casa, a Monteroni di Lecce. Ma quando, sono circa le 7 di sera del 10 dicembre, portano la neonata in bagno per cambiarle il pannolino, felici per quelle prime ore trascorse in casa dopo il parto in ospedale, si accorgono che Clelia non è la loro bimba: è un maschietto. È l’incubo di ogni genitore: il figlio scambiato nelle cullette dell’ospedale. Un incubo che è diventato realtà per una coppia del Salento. I genitori della neonata hanno contattato subito l’ospedale dove, in poco tempo, l’equivoco è stato risolto e la bimba, che nel frattempo era finita tra le braccia dell’altra puerpera madre del maschietto, è ritornata alle cure dei legittimi genitori. La mamma ha partorito Clelia, il 7 dicembre, nell’ospedale «Santa Maria Novella» di Galatina, ad una ventina di chilometri da Lecce. Il reparto di ostetricia affronta circa 700 parti all’anno e mai, mai – ripetono i sanitari – è accaduto un fatto del genere: uno scambio di neonati. La Asl, l’ospedale e i medici del reparto sono stati chiamati in causa dalla coppia di genitori che ha chiesto un risarcimento di 50mila euro anche perchè per lo spavento la mamma ha perso la possibilità di allattare la bambina. «Per ora – spiega il legale della coppia di Monteroni di Lecce, avv.Francesca Conte – ho scritto una lettera alla Asl per una richiesta di risarcimento extragiudiziale di 50 mila euro, ma se non dovesse seguire una risposta potrei avviare un’azione di danno. È stato sfiorato il dramma». I fatti risalgono al 10 dicembre scorso, tre giorni dopo il parto, e da allora la donna, 34 anni, casalinga, già madre di altri tre figli, come confida il legale «continua ad evidenziare disturbi, ha perso il latte e non può allattare la sua quartogenita». «La cosa drammatica – sottolinea il legale – è pensare che se al posto di un maschietto le avessero dato invece una femminuccia, non si sarebbe mai accorta dello scambio, finendo così col crescere la figlia di un’altra donna. Nemmeno per un momento infatti mi ha detto che poteva pensare che quel bambino che stringeva tra le braccia, in auto, al ritorno a casa, potesse non essere il suo». Costernato il direttore generale della Asl di Lecce, Valdo Mellone: «L’errore è sempre in agguato, una doppia distrazione, un momento di confusione e accade quello che è accaduto a Galatina. Un evento mai successo prima. Ci siamo scusati con i genitori, stiamo esaminando dove ci siamo impigliati nelle procedure e porremo rimedio. Abbiamo avviato una indagine interna e verificheremo tutto». «Per il momento non siamo riusciti ad individuare – racconta Mellone – qual è il momento che ha fatto saltare le procedure». «Il reparto di ostetricia funziona benissimo, è un reparto molto collaudato – dice il Dg – dove non si è mai verificato un episodio simile, sono tutti molto allenati». Prima di essere dimessa la madre che aveva dato alla luce la bambina, ha allattato quella che pensava fosse la sua neonata. La piccola, subito dopo la poppata sarebbe dovuto tornare al nido invece il padre ha chiesto di andar via perchè la moglie aveva già avuto il foglio di dimissioni e così è avvenuto: «è saltato un ulteriore controllo, quello nel nido, che avrebbe potuto mettere in luce già in ospedale l’errore». «Tutti e due i neonati, la femminuccia e il maschietto, secondo quanto abbiamo potuto appurare finora – conclude il dott. Mellone – avevano i braccialetti esatti: la femminuccia il suo nome e il maschietto il suo nome. Comunque stiamo verificando tutti i passaggi proprio per fare in modo che una cosa come questa non accada mai più. Ci dispiace enormemente».

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