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MUSICA/ Paolo Fresu, dall’amore per il cinema a quello per la sua Sardegna

Rendere in musica l’idea del «vino come gusto, come suggestione, come espressione della tradizione mediterranea», lavorando su una serie di spunti offerti dalla sceneggiatura di un regista che adora la sua musica. È l’ultima sfida di Paolo Fresu: il grande jazzista ha infatti ha creato la colonna sonora di ‘Vinodentrò, l’ultimo film del regista Ferdinando Vicentini Orgnani (in uscita nelle sale a marzo prossimo). Dopo il successo della premiere del film al Courmayer NoirInFestival, il 7 gennaio è uscito il CD con la colonna sonora della pellicola. «La mia collaborazione con Ferdinando ha origini lontane -ha raccontato Fresu all’Adnkronos- l’ho conosciuto grazie allo scrittore Marcello Fois, che ci mise in contatto per il film su Ilaria Alpi. Da quel momento abbiamo collaborato in molti progetti, c’è un grande feeling e lui mi lascia carta bianca: non è da tutti, forse accade perchè anche lui è un musicista e ci capiamo al volo». Pur non essendo certo nuovo all’esperienza della musica per il cinema, da vero artista Paolo stavolta ha voluto sperimentare qualcosa di diverso. «Ho voluto fare un lavoro più articolato -ha spiegato- più ‘da film’. Ho coinvolto dei collaboratori e mi sono fatto ispirare dalla sceneggiatura: la cosa bella con Ferdinando è che lui è talmente appassionato della mia musica che mi permette di fare ciò che voglio, a volte le idee mi vengono ancora prima di leggere la sceneggiatura». Fresu si definisce «un musicista che ama il cinema», e tutti i suoi film «sono sempre nati utilizzando uno strumentario fatto dai musicisti con cui collaboro quotidianamente. Stavolta si tratta di un lavoro intermedio: una partitura in cui è presente anche il mondo musicale più classico, ci sono dei violini, e poi c’è il mio, e alla fine il risultato mi appartiene molto. È una musica che può essere proposta in un concerto, o in un disco». Il tempo per andare al cinema purtroppo «non è molto, purtroppo con gli impegni e le tournèe è difficile» e agli impegni professionali si sono aggiunti da poco anche quelli di neopapà. «Fortunatamente però -ha sottolineato l’artista- essere in Giuria ai David di Donatello mi permette di accedere a moltissimi film in uscita e quindi di stare al passo». Chiedere a Fresu dei suoi progetti futuri proietta in una vita che sembrano cento: un altro disco in arrivo a marzo, quello che festeggia i 30 del suo quintetto storico dal titolo ‘Trentà («Siamo sicuramente una delle formazioni più longeve del jazz europeo», ha spiegato con orgoglio), una tournèe che include un concerto a Parigi il 3 febbraio e a seguire un tour asiatico. Ancora, un disco in duo con Daniele Di Bonventura, suo collaboratore anche in ‘Vinodentrò. Poi, naturalmente, già al lavoro per la 27ma edizione di ‘Time in jazz’, il festival jazz estivo di Berchidda, paese natale di Fresu, che si è affermata negli anni sempre più come una delle più importanti rassegne di livello mondiale. Un successo ancora più eclatante in tempi così difficili per l’arte. I motivi del risalto internazionale di ‘Time in jazz’, a parte la bravura del suo ‘deus ex machinà, Fresu li spiega a vari livelli. «Abbiamo la conferenza stampa tra un mese e mezzo -è la sua analisi- e credo sia l’unico festival che fa in inverno una conferenza per una manifestazione estiva. Questo perchè lavoriamo con grande anticipo, non si chiama a partecipare chi è in tourneè: c’è una partitura, un progetto, che deve diventare una sinfonia». Prima di tutto dunque la passione, senza la quale nulla conoscerebbe la luce, ma dall’altra anche una idea e una grande serietà programmatica. «Finita un’edizione- ha sottolineato l’artista- stiamo già lavorando a quello successivo. Non ci fermiamo, lo dobbiamo alla nostra terra». E il suo amore per la Sardegna è proprio quello dal quale è nata la manifestazione, ripagata ampiamente dall’affetto dei suoi abitanti. «Un festival è davvero una realtà che appartiene a tutti -ha osservato Fresu- Organizzarlo è un lavoro duro e complesso, e se riusciamo a cascare in piedi, o a rialzarci quando cadiamo, è perchè la realta del paese lo permette. Affianco a chi ci lavora ci sono tanti volontari che danno gratuitamente il loro aiuto». L’artista ama ricordare come durante il Festival «il paese diventa un laboratorio culturale, e questo dimostra quanto un piccolo luogo possa diventare il centro dell’attenzione del mondo, se c’è la passione e la volontà». Senza la passione, ha concluso, «saremmo cascati al primo soffio di vento, e si sa: il maestrale in Sardegna, quando tira è veramente duro».

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