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Piemonte, settimana decisiva tra ricorsi e rimborsopoli

Regione Piemonte sospesa tra ricorsi elettorali e ‘rimborsopolì. Si preannuncia una settimana difficile per Roberto Cota e la sua maggioranza. Domani la giunta affiderà agli avvocati l’incarico di fare ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che – a distanza di quasi quattro anni – ha annullato il voto delle regionali. Un vero e proprio «golpe» per l’esponente del Carroccio che – mentre impazza il toto candidature – si prepara ad affrontare l’ennesima grana, quella dei cosiddetti rimborsi facili. «Devono a tutti i costi farmi fuori ed ogni mezzo è buono», torna ad attaccare Cota sui social network. «In questi anni – rincara la dose – ne ho subite, ne abbiamo subite di tutti i colori». All’orizzonte un rinvio a giudizio ritenuto probabile anche negli ambienti vicini al governatore. Nei giorni scorsi i magistrati che indagano sull’utilizzo dei fondi a disposizione dei gruppi consiliari hanno terminato la seconda tornata di interrogatori e già nei prossimi giorni potrebbero arrivare i primi avvisi di garanzia. Dei 57 politici indagati dal pool di magistrati coordinati dal sostituto procuratore Andrea Beconi, lo scorso 20 novembre per 43 la Procura ha chiesto la non archiviazione. Tra loro, oltre a Cota a cui vengono contestati circa 25 mila euro di spese, anche il presidente dell’Assemblea legislativa Valerio Cattaneo (Ncd), Mercedes Bresso, l’ex presidente che con i suoi ricorsi ha portato all’annullamento del voto da parte del Tar e per la quale viene ipotizzato anche il finanziamento illecito dei partiti, consiglieri di maggioranza e opposizione. «Adesso non so più veramente che cosa aspettarmi», sostiene Cota. «Chiunque capisce che siamo in un Paese di matti – aggiunge – e di fronte a un sistema impazzito». Nelle sue intenzioni, però, neppure l’ombra di dimettersi, come invece auspica il centrosinistra. «I ricorsi sono legittimi, ma credo che ora il problema sia politico», commenta Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino e dell’Upi, a lungo indicato come candidato alla Regione e ora pronto a collaborare con Sergio Chiamparino, il candidato in pectore. «È sotto gli occhi di tutti che questo governo regionale è alla fine – sostiene -. Sono convinto che anche il centrodestra se ne sia accorto: chi ha buon senso sa che è meglio chiudere questa vicenda il prima possibile». Punta alle elezioni a maggio anche il Movimento 5 Stelle, che però storce il naso al nome di Chiamparino – «è questo il nuovo?», dicono i militanti – e preannuncia le primarie online per scegliere il candidato. Primarie a cui guarda anche il centrodestra, al momento «compatto» al fianco di Cota (improbabile che si ricandidi dal momento che il peso della Lega, rispetto a cinque anni fa, si è ridotto) ma non vuole farsi trovare impreparato in caso di elezioni. Tanti i nomi circolati per la presidenza – da Gilberto Pichetto (Forza Italia) a Claudia Porchietto (Ncd), da Guido Crosetto (FdI) a Osvaldo Napoli (FI). Il nome giusto, però, potrebbe non essere stato ancora fatto.

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