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MARO’/Sono già condannati, si tratta sulla detenzione

La pena di morte forse no, ma di certo i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone rischiano una condanna pesante. Anzi, fonti indiane confermerebbero che per i due fucilieri di marina la condanna è certa. I giudici indiani si starebbero domandando come far scontare la pena, piuttosto che interrogarsi sull’innocenza dei due. Eppure, non molto tempo fa, il governo indiano usava toni ben diversi. Era il 21 marzo del 2013. L’ambasciata dell’India a Roma scriveva una lettera al ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi di Sant’Agata. Poche righe per rassicurare l’allora governo Monti sulla sorte dei due marò, che si trovavano ancora in Italia dopo aver ottenuto un permesso di un mese per le elezioni. Le parole dell’ambasciata sono state ritenute talmente credibili che il giorno dopo, il 22 marzo, i due marò sono stati rispediti in India. Oggi scopriamo, invece, che Latorre e Girone rischiano ancora la pena di morte. Almeno stando a quanto hanno scritto i giornali indiani. Il 21 marzo i toni usati dall’ambasciata di Nuova Delhi a Roma erano rassicuranti. «Il governo dell’India può confermare quanto segue: 1) I due marò non saranno passibili di arresto se torneranno in India secondo i tempi previsti dalla Suprema Corte» (cioè entro il 22 marzo). Il governo indiano precisava anche che 2) «Secondo la giurisprudenza indiana, questo caso non prevede la pena di morte». Alla fine della lettera l’ambasciata confermava «la sua più alta considerazione per il ministro degli Esteri della Repubblica italiana». Quell’ex ambasciatore, Giulio Terzi, che aveva dichiarato pochi giorni prima che i marò sarebbero rimasti nel nostro Paese ma che poi dovette arrendersi alla decisione del governo Monti, da cui si dimise. L’esecutivo guidato dal Professore, infatti, rispedì in India Latorre e Girone il giorno dopo. Palazzo Chigi comunicò: «Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il governo ha ritenuto l’opportunità, anche nell’interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l’impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto, del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina hanno aderito a tale valutazione». Adesso, invece, torna l’ombra della pena di morte, rilanciata proprio nei giorni scorsi. Ma la preoccupazione non è soltanto per questo rischio ma pure per l’eventuale condanna che potrebbe essere inflitta a Girone e Latorre. Ad occuparsi della sorte dei marò c’è la macchina diplomatica italiana con l’inviato del governo Staffan de Mistura che parla di «una iniziativa molto forte per uscire dall’impasse» che riguarda «sia il ritardo inaudito che le indagini e il processo hanno accumulato, sia l’inaccettabile e possibile utilizzazione della SUA Act», la legge indiana contro la pirateria che prevede la pena di morte. In India c’è un pool dell’Avvocatura di Stato italiana supportato da avvocati indiani. E proprio fonti indiane indicano che localmente si è certi di una condanna, che potrebbe essere anche a 6 o 7 anni. Anzi, la magistratura locale sta anche pensando ad un accordo per permettere ai marò di scontare una parte della pena in Italia. Il ministro della Difesa, Mario Mauro, nel suo primo giorno di visita a Washington, ha annunciato che la vicenda è seguita con grande attenzione dagli Stati Uniti «che sono sempre al nostro fianco». Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati fermati dalle autorità indiane il 15 febbraio 2012, con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani. Da allora, dopo un periodo di detenzione, i due sono in libertà vigilata a Kochi, in attesa che la giustizia indiana decida.

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