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Renzi, dettiamo noi l’agenda. Governo si muova, l’importante è vincere

Matteo Renzi, mentre circolano voci di una telefonata con Berlusconi (smentite in serata dall’ufficio stampa del Pd), incontra i senatori dem e suona la carica: nessuno vuole fare le scarpe a Enrico Letta, ma il governo deve «fare-fare-fare», e anche in fretta – ripete senza sosta il leader Pd – perchè il tempo è quasi scaduto. Il sindaco di Firenze sprona e, nello stesso tempo, punge il governo rivendicando il merito di aver «messo un pò di peperoncino ai politici romani». E quindi ora la musica cambia: «Dettiamo noi l’agenda stavolta: sulle nostre questioni ci facciamo sentire. Non possiamo permetterci di farci tenere sotto scacco per otto mesi, come è successo, su una vicenda come quella dell’IMU», ha protestato Renzi. «Dobbiamo far le cose. Il verbo fare è l’unico verbo con cui si può declinare la credibilità di una classe politica, perchè – ha scandito – se tu le promesse le mantieni sei credibile, se non le mantieni bisogna che tu vada a casa come tutti gli altri». Guarda al passato recente Renzi, per bacchettare e incalzare il governo: «Cosa ha fatto in questi 11 mesi? Dire poco è un eufemismo, e se non è stato fatto molto, qualche riflessione dobbiamo farla». Se ad esempio «riusciamo a mantenere gli impegni delle primarie siamo tutti felici e facciamo un monumento al governo», ha detto il segretario Pd facendo presente che nel 2014 «ci attende una manovra a tenaglia» e che «sulle nostre spalle c’è una responsabilità spaventosa e straordinaria: nessuno – ha avvisato – può sottrarsi». Le sfide del 2014 «saranno numerose: amministrative, regionali, europee». Quindi – ha ribadito – «il lavoro dei prossimi giorni è decisivo». E non c’è spazio, a suo dire per riti sonnacchiosi come il rimpasto : «Mi addormento solo a pensare a queste liturgie.. se il presidente del consiglio vuole cambiare qualcuno lo cambi se vuole rifare il governo lo rifaccia, può giocare con la formazione che vuole per me l’importante è il risultato: sono trapattoniano per me importante è vincere». Ma sia chiaro – ha insistito – che la politica deve cambiare verso e inviare alla gente che non ne può più segnali chiari e inequivocabili di rinnovamento profondo: «Per fare la riforma del lavoro bisogna essere credibili: per questo bisogna tagliare i costi della politica». Tutti temi che certo ha affrontato anche nel colloquio di ieri al Colle. E a una domanda su come sia andato l’incontro, sorridendo Renzi si è limitato a dire: «Bene, come sempre».

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