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Ufficiale, Seedorf il nuovo allenatore del Milan

L’ultimo velo sul nome del futuro allenatore del Milan è caduto alle 16 ora italiana nella sala stampa dello Stadio Olimpico Joao Havelange di Rio de Janeiro. E’ lì che l’olandese ha annunciato il suo al calcio e l’inizio di una nuova avventura: “Sarò l’allenatore del Milan, quando il presidente Berlusconi mi ha chiamato ieri non ho potuto dirgli di no. La decisione era stata già presa, ma e’ stata una notte difficile perchè ho rivissuto come un film nella mia testa, una sorta di flashback. Do l’addio al calcio dopo 22 anni, ho avuto una carriera che ho sognato da bambino e anche molto di più. In questo momento sono alla porta di una nuova carriera che è un altro sogno con un club che mi ha dato tantissimo in un Paese che mi ha dato tantissimo e quindi sono molto felice di questa opportunità. L’esperienza al Botafogo in questo anno e mezzo mi ha fatto crescere molto e mi aiuterà nel prossimo passo. Sono contento però, in quanto lascio il club qualificato alla Libertadores”.

Seedorf non si è voluto soffermare su sollecitazioni tattiche: “Come giocherà il Milan? Non posso dirlo adesso. Fra pochi giorni risponderò anche a questa domanda. Ci vedremo fra qualche giorno per parlare di questi dettagli. Non dirò nulla sul Milan oggi”. A fianco dell’olandese la sua rappresentante Deborah Martin e il presidente del club carioca Mauricio Assumpçao, che ha consegnato all’olandese una maglia numero 10 con scritto in italiano ‘buona fortuna’.

Proprio agli attuali compagni va il pensiero di Seedorf: “Abbraccerò i giocatori uno per uno, auguro il meglio al club sperando che il Botafogo mantenga la fiducia e il livello di professionalità che abbiamo raggiunto. La società è cresciuta grazie all’impegno di tutti, le persone che lavorano qui sono in grado di mantenere la squadra ai livelli attuali. Siamo cresciuti a livello tecnico e di mentalità. E questo alla fine porta risultati”.
Seedorf è atteso a Milano per giovedì mattina anche se, secondo alcune voci, potrebbe raggiungere l’Italia già domani per seguire a San Siro la partita di Coppa Italia con lo Spezia. In panchina, allenatore per un giorno, ci sarà Mauro Tassotti l’eterno vice dell’ultimo decennio milanista. “Ho avuto possibilità di andare ad allenare altrove – ha detto oggi a Milanello – è una mia scelta, non ho nessun rammarico. Ho un contratto con il Milan fino a giugno. Fino ad allora resterò qua, poi farò una chiacchierata con la società”.
Difficilmente Tassotti proseguirà al termine di questa stagione (quasi sicuramente non sarebbe rimasto nemmeno se l’olandese fosse arrivato la scorsa estate). Seedorf ha già definito le figure principali del suo organigramma. Hernan Crespo e Jaap Stam saranno i suoi collaboratori più stretti. L’olandese curerà i movimenti della difesa e del centrocampo in fase di copertura. L’argentino si occuperà dell’attacco e degli schemi offensivi del reparto di mezzo. Non ci sarà un vero e proprio vice, ma Crespo e Stam saranno sostanzialmente sullo stesso piano gerarchico. Crespo è libero da subito, mentre Stam è legato all’Ajax con il ruolo di assistente e componente dello staff del tecnico Frank De Boer. E i Lancieri non sembrano intenzionati a lasciarlo partire senza fare obiezioni.
Tassotti è rammaricato per l’esonero di Allegri con il quale ha lavorato dall’estate 2010: “Paga l’allenatore ma le colpe sono di tutti e noi dello staff siamo i primi responsabili. Ma ormai è tardi. La frittata l’abbiamo fatta, la società è stata vicina alla squadra finché ha potuto, poi la scelta è sembrata inevitabile. E’ un momento particolare al Milan. Era logico e giusto dare la disponibilità a fare il primo allenatore anche solo per una partita. Sono qui da 34 anni”. Secondo Tassotti, l’infermeria ha pesato più del caos societario: “Non so se le vicende del club possano aver influito sui giocatori. Ciò che ha disturbato di più sono gli infortuni. Bisogna capire perché, cosa è successo e perché abbiamo impiegato tanto tempo a recuperare alcuni giocatori”. L’ex terzino non si dilunga sulle possibilità di Seedorf in panchina (“grandissimi giocatori sono diventati grandi allenatori e altri dopo due anni hanno smesso perché non era il loro lavoro. Non ho consigli. Se vuole conoscere le condizioni dei giocatori glielo dirò”) ma scolpisce una frase che la dice lunga sull’attuale momento rossonero, in particolare su uno spogliatoio privo dei punti di riferimento del recente passato: “Io spero che ci sia un cambio di mentalità e un ritorno ai vecchi valori”.

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