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Il governo inciampa su Padoan, il Senato boccia la nomina a presidente Istat

Incidente di percorso per la nomina di Pier Carlo Padoan a presidente dell’Istat. Per un «errore procedurale», come lo ha definito il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, la Commissione Affari Costituzionali del Senato non ha dato il necessario via libera alla nuova presidenza dell’Istituto di statistica. Lo stesso Franceschini ha però immediatamente chiarito che il governo «confermerà l’indicazione di Padoan in modo che la votazione possa essere ripetuta in modo corretto». E il ministro della Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia ha chiesto al premier Letta che il Cdm di domani attivi nuovamente l’iter di nomina, visto che l’esito del voto odierno «rende necessaria la riattivazione della procedura di designazione da parte del ministro delegato per sottoporre nuovamente alle commissioni parlamentari la candidatura del professor Padoan». La Commissione non ha raggiunto il quorum dei due terzi per ratificare la nomina, bocciando di fatto il passaggio a via Cesare Balbo, orfana ormai da tempo dell’attuale ministro del Lavoro Enrico Giovannini, del capo economista dell’Ocse, vicino al Partito democratico. Il Pd ha quindi immediatamente gettato acqua sul fuoco: il non raggiungimento della maggioranza qualificata, ha osservato Francesco Russo, membro della Commissione di Palazzo Madama, «non è riconducibile in alcun modo a motivazioni di tipo politico bensì alla sottovalutazione della necessaria maggioranza dei due terzi». La spiegazione tecnica è quindi arrivata da Anna Finocchiaro: «La votazione di ha avuto luogo facendo riferimento, per errore, alla disciplina prevista sino al 2010, che prescriveva per l’approvazione la maggioranza semplice dei partecipanti al voto. Le operazioni di voto, non appena reiterata la richiesta di parere da parte della Presidenza del Consiglio, avranno luogo secondo la norma vigente dal 2010, che prevede per l’approvazione la maggioranza dei due terzi dei componenti la commissione». Un inciampo che il Movimento 5 Stelle non intende comunque lasciar cadere inosservato. «Ci domandiamo – affermano i parlamentari M5S – se nelle Camere è ancora rimasto un briciolo di rispetto delle regole».

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