| categoria: politica

SCHEDA/ Perchè il sistema spagnolo fa infuriare Nce e partiti minori

Il sistema spagnolo favorisce i partiti più grandi e rischia di tagliare fuori i piccoli. Ecco perchè il Nuovo centrodestra e gli altri alleati di governo non vogliono la legge elettorale su cui verte la possibile intesa tra il Pd e FI. I partiti piccoli ne fanno una questione di «rappresentatività» e puntano il dito anche contro le liste bloccate previste dal modello iberico. Il risultato delle urne sarebbe inoltre iper-maggioritario, spiegano gli alfaniani, perchè a un premio di maggioranza (del 15%) dato a chi prende più voti, si sommerebbe un premio ‘implicitò determinato da una soglia di sbarramento molto alta in ciascuna circoscrizione. Nel sistema spagnolo l’elezione si gioca in ciascuna delle circoscrizioni, che sono come «monadi autosufficienti». Ma «in una normale circoscrizione che assegna cinque seggi, se non arrivi al 15% dei voti, prendi zero seggi – spiega il costituzionalista Stefano Ceccanti – Quindi è quasi certo che, escluse le tre grandi formazioni Pd, FI e M5S (e forse la Lega in alcune aree), gli altri partiti rischiano di non riuscire a superare lo sbarramento e non entrare in Parlamento». «All’estremo opposto» dello spagnolo, sta il doppio turno di coalizione sul modello dei sindaci caldeggiato da Ncd. Un sistema di questo tipo «trascinerebbe molte liste in Parlamento» perchè, afferma Ceccanti, «ognuno dei partiti piccoli potrebbe fare la sua lista al primo turno, per poi coalizzarsi al secondo» per ottenere il premio di maggioranza. «In mezzo c’è l’ipotesi di correggere il Mattarellum con un premio di maggioranza – aggiunge il giurista – Perchè il premio avvantaggerebbe i grandi, ma anche i piccoli partiti potrebbero entrare in Parlamento. La differenza con il doppio turno è che i piccoli dovrebbero prima negoziare con i partiti grandi, per ottenere l’elezione di propri esponenti nei collegi uninominali. Per intenderci, Alfano dovrebbe trattare con Berlusconi». Ceccanti aggiunge poi che il ritorno al voto con il sistema proporzionale ‘scrittò dalla Consulta non è detto che favorisca i partiti piccoli. «È un sistema che somiglia allo spagnolo – spiega – perchè restano le soglie di sbarramento dell’8% al Senato e del 4% alla Camera, ma senza più il premio di maggioranza i grandi partiti non avrebbero alcun interesse a fare alleanze. Dunque, soprattutto al Senato entrerebbero i tre grandi partiti e resterebbero fuori tutti gli altri».

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