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Kermesse futurista al Guggenheim


La “Sintesi delle Comunicazioni” trasvola l’Atlantico: le straordinarie tempere a encausto di Benedetta Cappa Marinetti, aeropittrice e la moglie di Filippo Tommaso Marinetti, saranno esposte per la prima volta fuori dalla collocazione originale, il Palazzo delle Poste di Palermo, in cima alla rampa dinamica del Guggenheim di New York dove dal 21 febbraio sara’ allestita una grande esposizione sul futurismo italiano.

La grande rassegna – 360 opere di oltre 80 artisti molte dei quali non avevano mai attraversato l’oceano – sara’ la mostra dell’anno per il Museo sulla Quinta Strada. Si trattera’ di una vera e propria “ricostruzione futurista dell’universo” che investe tutte le arti, nonché la vita e la società dei primi decenni del Novecento, dalla nascita del movimento con la pubblicazione del Manifesto di Marinetti al suo tramonto che coincide con la fine della seconda guerra Mondiale.

Vivien Green, la curatrice, studia da anni le avanguardie europee e qualche anno fa presento’ sempre al Guggenheim l’enigmatica “Materia” di Umberto Boccioni. Non solo dipinti e sculture, saranno dunque nella mostra, ma anche le testimonianze artistiche di un’avanguardia i cui protagonisti si esercitarono nei campi più disparati: architettura, teatro, poesia, arte tipografica, editoria, arredamenti, moda, costumistica di scena, serate e perfino la cucina e i giocattoli. “Marinetti – spiega la Greene – e’ stato Warhol prima di Warhol” In realtà il collezionismo museale e privato americano scopri’ il futurismo con largo anticipo, tanto che “La citta’ che sale”, “Forme uniche della continuita’ nello spazio” e altre opere di Boccioni sono al MoMA da anni.

Finora pero’ non era mai stata allestita una rassegna come quella che sta organizzando il Guggenheim. La mostra spazia dal 1909 al 1944. Le opere arriveranno da musei europei e collezioni private, e sono stati assemblati con l’aiuto di un comitato consultivo internazionale. Rappresentati tutti i protagonisti tra cui Giacomo Balla, Benedetta (Benedetta Cappa Marinetti), Boccioni, Carlo Carra’, Enrico Prampolini, Ferdinando Depero, poeti e scrittori come Francesco Cangiullo e Rosa Rosa’, l’architettura di Antonio Sant’Elia, la musica di Luigi Russo, le ceramiche di Tullio d’Albisola. Nomi notissimi con altri meno noti le cui creazioni saranno installate sulla rampa del Guggenheim in ordine cronologico dal basso verso l’alto per concludersi con la Sintesi delle Comunicazioni (1933-34) mostrata per la prima volta fuori dalla collocazione originale. Gli eventi newyorkesi dedicati al Futurismo non terminano qui: contemporaneamente alla mostra del Guggenheim, il 22 febbraio sarà inaugurato il Center for Italian Modern Art (CIMA) a Soho, con una mostra dedicata al futurista Fortunato Depero, artista, designer e pubblicitario che visse a New York a partire dal 1928, segnando profondamente la vita culturale della città. Le oltre 50 opere vengono dalla raccolta della fondatrice del Centro, la curatrice e storica dell’arte Laura Mattioli, secondo cui l’apertura del CIMA “…un passo importante per la conoscenza degli artisti italiani del XX secolo nel mondo”.

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