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Medjugorje, da 3 decenni un santuario tra fede e business

Un santuario discusso ma popolarissimo. Che vanta, nei suoi oltre trent’anni di esistenza, qualcosa come 50 milioni di pellegrini, con un numero impressionante di conversioni. Un flusso numeroso e costante di fedeli, che non si è interrotto neanche sotto i bombardamenti della guerra nell’ex Jugoslavia. Un luogo, Medjugorje, che a partire dalle prime apparizioni della Vergine ai sei veggenti adolescenti il 24 giugno 1981, fattesi poi quotidiane, è diventata uno delle mete di pellegrinaggi mariani più frequentate al mondo, pur ancora senza il riconoscimento ufficiale della Chiesa. Amato dalle masse cattoliche e anche da numerosi vip, il viaggio nella cittadina dell’Erzegovina resta per tutti un momento di grande suggestione. E anche motore di un grande business per i tour operator religiosi. Chi torna da Medjugorje, al di là dei molti dubbi sulla veridicità della apparizioni che circolano anche nella Chiesa, ne resta fortemente colpito. E anche per questo essere un grande serbatoio di fede popolare, che non andava dispersa, le gerarchie cattoliche non hanno mai voluto esprimersi contro, nonostante vescovi locali spingessero in questo senso. Uno a cui Medjugorje ha notoriamente «cambiato la vita» è il giornalista e conduttore tv Paolo Brosio che ora, dopo la conclusione dei lavori della Commissione, esprime fiducia sull’esito delle valutazioni. «Sono fiducioso – dice all’ANSA – perchè conosco Medjugorje, che è una straordinaria sorgente di spiritualità: lì la Madonna e Gesù Cristo sono presenti, è fonte viva». «Poi – prosegue – perchè Ruini, uomo serio e rigoroso, non può redigere un giudizio definitivo ma tutta questa espressione di frutti di Medjugorje non può passare a lui inosservata». «Talmente tanti frutti – sottolinea ancora Brosio – che è un luogo che non può essere ignorato». L’ipotesi dello scrittore e giornalista è che il santuario «venga riconosciuto dal Vaticano come ‘luogo di culto e di preghierà senza entrare nel merito della apparizioni». Brosio, autore di vari libri sull’argomento, ricorda che il cardinale di Vienna Christoph Schoenborn «ci andò nel Capodanno del 2009-2010, celebrò la messa e disse che i veggenti erano come i pastorelli della Natività. Benedetto XVI lo convocò, poi in marzo istituì la Commissione d’inchiesta». «Schoenborn ha dato spinta pazzesca – conclude -. Ha detto: ‘ho visto i frutti, volevo vedere l’alberò».

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