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Contratti bancari, Romani (Fiba Cisl): ‘Non basta una semplice manutenzione’

«Ancora nessuna piattaforma all’Abi perchè vogliamo fare un lavoro serio: non vogliamo fare una semplice ‘manutenzionè del vecchio contratto. Prima dobbiamo stabilire quello che le banche dovranno fare, da un modello di riforma del sistema bancario che possa produrre utili, ricavi e occupazione. Sulla base di questo nuovo scenario dovremo stabilire quali sono le nuove retribuzioni i percorsi formativi, gli inquadramenti e tutto ciò che è di corredo, attraverso un contratto nazionale, al sostegno di un’iniziativa di sviluppo che le banche devono mettere in piedi». Così Giulio Romani, segretario generale della Fiba, il sindacato dei lavoratori del credito della Cisl, parla con Labitalia del percorso avviato dai sindacati dei bancari per il rinnovo del contratto nazionale di categoria in scadenza il prossimo 30 giugno. La partenza della negoziazione, per circa 309 mila bancari, è stata con freno a mano tirato: il 6 settembre 2013, infatti, l’Abi ha comunicato, con un anticipo di tre mesi e mezzo sui termini, la disdetta del contratto collettivo nazionale di categoria considerato troppo oneroso. Il 20 dicembre però le trattative sono riprese. Ora, dice Romani, «fare una piattaforma basata sull’adeguamento inflattivo come previsto dalle regole contrattuali ordinarie o sulla rimodulazione dell’orario di lavoro sarebbe del tutto inadeguato a ciò che le banche dovranno fare nel futuro». «Prima dobbiamo stabilire questo – avverte – e lo dobbiamo fare rapidamente: non c’è molto tempo nè per noi nè per le banche nè per la polticia. Su questo il ministro Saccomanni ci ha detto: siamo disponibili a parlare». «Un sistema bancario non è tale -rimarca Romani- se non fa gli interessi del territorio, della comunità socioeconomica in cui si insedia. È altro, non può essere un’impresa qualunque. E oggi invece tendenzialmente tutti i sistemi bancari tendono a fare utili come se fossero un’impresa qualunque». Anche i sindacati si stanno attrezzando per portare il loro contributo alla discussione. «Bisogna prima discutere con le controparti, ed è quello che noi abbiamo chiesto di fare e che chiederemo di fare -spiega- anche servendoci di consulenze terze. Stiamo rivolgendoci alle principali università, alle principali società di ricerca (»neutrali -sottolinea Romnani- perchè non vogliamo pareri di comodo«) per poter inquadrare bene lo scenario e le prospettive e verificare quali sono le possibilità per rendere questo sistema bancario più utile e più redditivo. Ad esempio crediamo che, e in questo il ministro Saccomanni ci ha confortato con un parere analogo al nostro, i servizi rivolti alla clientela e alle imprese in particolare, possano essere integrati» «Oggi i servizi offerti sono elementari -osserva il leader della Fiba Cisl- sono di fatto gli stessi di 50 anni fa. I più fantasiosi si limitano a vendere un pò di oggetti come elettrodomestici, televisori o tablet. Noi non crediamo che le banche debbano competere su questo, ma sui servizi offerti alla clientela e alle pmi come la consulenza tributaria, amministrativa e fiscale». Dopo aver ricordato che il 20 dicembre i sindacati hanno ottenuto «il rinnovo del Fondo di solidarietà mettendo in sicurezza i lavoratori dal punto di vista degli ammortizzatori sociali», «nello stessa giornata – dice Romani – abbiamo ottenuto in qualche modo il ritiro di quella famigerata disdetta». «Oggi stiamo lavorando tra organizzazioni sindacali per offrire a breve un manufatto alla controparte, per inquadrare dentro un protocollo di sistema ciò che le banche dovranno fare in furturo. Per noi, sostanzialmente tre cose: organizzare meglio il servizio alla clientela, organizzare meglio e in sinergia tra di loro i servizi interni (anzichè servirci costantemente di esternalizzazioni che portano il lavoro fuori dall’Italia e a costi insostenibili dal punto di vista dell’equità sociale) e infine riteniamo che le banche, essendo il soggetto privato più grande di questo Paese, potrebbero, anzi dovrebbero, consorziarsi tra loro per contribuire agli investimenti infrastrutturali di questo Paese ottenendone in cambio concessioni, assistenza sugli investimenti fatti e quindi provando a creare nuovo lavoro e nuovo sviluppo», osserva. «Quando si polemizza sull’assenza di banda larga nel Paese, continuando a rinviare un investimento per portare ovunque l’alta velocità della Rete, che costerebbe grosso modo 15-18 mld, è bene dire -sostiene- che quell’importo corrisponde alle sofferenze che le banche hanno su 38 clienti. Sono cioè soldi che le banche si sono permesse di buttare via, erogandoli in modo un pò leggero a 38 soggetti privati che per lo più fanno attività di speculazione o immobiliari». Tornando al contratto, quindi, «può darsi che questo contratto -ipotizza Romani- sia di transizione rispetto a un processo di sviluppo che attraverserà gli anni, ma siamo nell’urgenza di mettere in piedi prima un progetto e poi un’idea di rinnovo del ccnl». «Poi, dentro quel rinnovo -conclude- dobbiamo trovare il modo per rendere sostenibile il giusto salario dei lavoratori perchè non possono essere ancora e sempre loro a pagare il conto dell’inefficienza del sistema bancario».

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