| categoria: Roma e Lazio

Zingari e romeni sono rientrati nella Capitale dopo le feste: Hanno vinto loro?

Operazioni di bonifica

Pensavamo di essercene liberati o almeno è quello che credevano i residenti dei quartieri della Capitale che sorgono accanto agli insediamenti di zingari e romeni. Semafori deserti durante le feste natalizie, nessuno che cantava più a bordo delle metropolitane, nessun parcheggiatore abusivo in giro, strade pulite (a parte i maiali nei rifiuti, naturalmente, ndr). E’ durata poco, zingari, romeni, albanesi sono rientrati in Italia dopo le feste, muniti tutti di documento comunitario con cui possono entrare ed uscire dal Paese a loro piacimento e hanno colonizzato di nuovo tutte le basi per procacciarsi denaro, rame, usato come merce di scambio o per riscaldarsi. E hanno vinto loro perché nessuno è autorizzato a muovere una paglia, ad eccezione delle periodiche bonifiche per ridare una parvenza di decoro urbano. La storia si ripete da anni, perché in occasione delle festività, con il bottino raccolto tra cassonetti e furti, i nomadi possono permettersi anche di ritornare nel loro Paese per festeggiare con amici e parenti. Impossibile parcheggiare a Via Gianicolense senza l'”obbligo” di dare la monetina al parcheggiatore abusivo albanese che ti ha tenuto il posto, che si litiga la zona con un africano, con cui arriva spesso alle mani se non gli paga la sua quota. Un problema, di decoro urbano, di legalità e di sicurezza, che deve essere preso in mano e risolto. Altrimenti saremo tutti complici delle discariche a cielo aperto, come quella di Via Val D’Ala (III municipio), un’area che nei mesi scorsi è stata spesso sovrastata da nubi tossiche di fumo bianco, odori nauseabondi provenienti dalle baraccopoli, che nell’area verde gestita da Roma Natura spuntano come funghi. Intanto, nei giorni scorsi, i romeni sono ritornati anche lì, hanno divelto le recinzioni che erano state puntualmente riparate a dicembre e hanno seminato qua e là resti di televisori, divani, bottiglie, panni messi ad asciugare sui rami degli alberi che costeggiano l’area ferroviaria. Così alla Magliana e nelle zone periferiche della città, dove le denunce e le segnalazioni dei residenti sono ormai all’ordine del giorno. Si può pensare ad un’integrazione nella legalità? O è un’utopia? Oppure si deve accettare che la capitale diventi la “Terra dei fuochi” laziale? Intanto le domande, sulle risposte torneremo. Alessandra De Gaetano

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