| categoria: Roma e Lazio

Microspia nell’ufficio di Zingaretti, la Procura indaga

Un apparecchio per registrare conversazioni è stato trovato sabato scorso nascosto in una poltrona della sala riunioni del governatore del Lazio Nicola Zingaretti, aprendo un nuovo caso di spionaggio in Regione. Il rinvenimento della microspia – in realtà non tanto piccola – è avvenuto durante una bonifica di routine del palazzo su via Cristoforo Colombo, a Roma, effettuata per garantire la sicurezza degli uffici. Zingaretti ha sporto denuncia ai carabinieri e la procura ha aperto un fascicolo d’indagine. Un caso di spionaggio politico analogo a quello che già coinvolse la Regione nel 2011, durante il governo di Renata Polverini. «Un ritrovamento inquietante. Non so chi l’abbia messa, ma non ci faremo intimidire», ha detto il presidente Zingaretti, che ha avuto la solidarietà di maggioranza e opposizione e del sindaco di Roma Ignazio Marino. Un ritrovamento che arriva mentre imperversa l’inchiesta sui rifiuti, che non coinvolge l’attuale amministrazione, ma che ha portato agli arresti domiciliari il patron di Malagrotta Manlio Cerroni e due dirigenti regionali. E che vede indagato tra gli altri l’ex governatore Piero Marrazzo. L’apparecchio nascosto, composto da cinque diversi elementi collegati da fili, viene giudicato artigianale dagli investigatori e non è di quelli usati dalle forze dell’ordine. Non era attivo, ma era in grado di funzionare: poteva essere attivato manualmente attraverso un pulsante ed era capace di trasmettere all’esterno: probabilmente veniva acceso all’inizio della giornata lavorativa e spento alla fine. L’operatore dell’agenzia di sicurezza privata incaricata della bonifica l’ha trovato al tatto, accorgendosi che c’era qualcosa di strano nell’imbottitura della poltrona. Quest’ultima, secondo quanto riferito, non veniva usata da qualcuno in particolare ma a rotazione. La sala, ha spiegato Zingaretti, serviva per riunioni del suo staff ma anche per incontri con ospiti della Giunta regionale. «Una sala dove sono state prese decisioni importanti», ha aggiunto. Ad esempio quelle per rivoluzionare la sanità in Regione o per chiudere Malagrotta. Quando riceveranno il rapporto dei carabinieri i pm potranno configurare il tipo di reato: interferenza illecita nella vita privata o collocazione abusiva di apparecchiature per intercettare. Ad occuparsi del caso sarà il pool per i reati contro la personalità dello Stato, guidato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. «Confido che le indagini facciano luce al più presto su questo ritrovamento inquietante», ha detto Zingaretti, che ha detto di non avere sospetti su chi possa essere stato. «Quello che so – ha aggiunto – è che stiamo portando avanti un lavoro durissimo di cambiamento, di rotazione dei dirigenti, di promozione della centrale unica degli acquisti, degli appalti, per meccanismi che introducano trasparenza e rigore». «Pressioni e segnali li ho ricevuti, ma che si arrivasse a tanto o che questa vicenda possa essere legata a questo io non lo so», ha detto ancora il governatore. «Sono cose che scuotono», ha detto il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Storace, in passato imputato e assolto dopo 8 anni per lo spionaggio informatico del ‘Laziogatè, il quale ha chiesto di ‘bonificarè lo stesso Consiglio e gli assessorati. Per il sindaco di Roma Marino il ritrovamento «è davvero scioccante. È il segno che esiste una rete di interessi inquietante, nemica del cambiamento che Nicola rappresenta». Anche nell’aprile 2011 furono trovate 3 microspie negli uffici della Regione, una delle quali venne mostrata alla stampa dall’allora governatore Polverini. In seguito si seppe che due erano state messe negli uffici di dirigenti indagati dai carabinieri impegnati nell’inchiesta sui rifiuti.

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